sabato, Maggio 18, 2024

Nel 2022 tira una brutta aria per l'eolico

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A valle di questa caotica spirale, vi sono le stesse compagnie energetiche specializzate nel settore eolico, piombate in una difficile situazione economico-finanziaria che rischia di incidere fortemente sulla capacità di mantenere costante la produzione di componenti e la messa a terra di nuovi impianti. Il gigante danese Vestas, la principale compagnia al mondo di turbine eoliche, a febbraio ha registrato forti perdite dovute al rincaro delle materie prime e i costi di trasporto, lasciando sul terreno il 44% del proprio valore da inizio 2021 e riducendo del 78% il previsto dividendo per gli azionisti. Centinaia di posti di lavoro sono stati tagliati negli stabilimenti europei della compagnia. Aggiustamenti dovuti, secondo Vestas, a “progetti che sono stati posticipati o cancellati.”

La crisi per i produttori

La ispano-tedesca Siemens Gamesa, maggior produttrice di impianti eolici offshore, ha annunciato risultati inferiori a quelli previsti per la terza volta negli ultimi 11 mesi, contribuendo in maniera decisiva ai 240 milioni di euro di perdite nette per l’intero gruppo Siemens Energy nel primo trimestre 2022. Colta alla sprovvista, la stessa compagnia è stata costretta ad aumentare i costi delle proprie turbine fra il 3% e 5% e al contempo a ritirarsi dal florido mercato cinese. Una mossa che lancia ulteriori ombre sullo stato di salute della multinazionale che produce i propri impianti negli hub industriali orientali di Tianjin e Shanghai. 

Lo stato di difficoltà del settore eolico è anche dietro i risultati preoccupanti dell’italiana Saipem presentati lo scorso fine gennaio. All’origine delle perdite superiori a un terzo del capitale e il successivo crollo del titolo del 30%, vi sarebbe proprio la consegna, ritardata per problemi logistici, del rivestimento in acciaio di 54 turbine eoliche per un impianto al largo della Scozia.

I costi crescenti delle turbine eoliche dal 2021 invertono una tendenza decennale

I costi crescenti delle turbine eoliche dal 2021

Bloomberg

Paradossalmente, nelle ultime settimane la stessa guerra in Ucraina ha fatto rimbalzare, il valore delle azioni delle compagnie eoliche. Una cosa è però la speculazione dei mercati, che vedono favorevolmente l’accelerazione impressa dall’Unione alla transizione verso le rinnovabili e alla ricerca di una nuova, tanto desiderata, identità energetica europea. Altro è invece il costo in continua crescita delle turbine eoliche che ha di fatto cancellato il positivo impatto sui costi delle stesse avvenuto negli ultimi 4 anni grazie ai progressi tecnologici nel settore.

Difficilmente queste tendenze negative verranno invertite nelle prossime settimane e mesi, sia per via del persistere del conflitto, sia per le ripercussioni su tutte le filiere logistiche e produttive toccate dal rincaro delle materie prime e dalle conseguenze politico-sociali delle turbolenze geopolitiche in corso. In un mondo di interdipendenze, la transizione energetica grazie all’energia eolica si fa sempre più costosa, proprio nel momento in cui l’Europa vorrebbe affrettarla al massimo e una crisi economica incombe dietro l’angolo. The answer, my friend, is blowin’ in the wind.

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