sabato, Maggio 18, 2024

Come i concept kit hanno influenzato il mondo delle maglie da calcio

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Per anni è sempre stato così: le squadre presentavano prima dell’inizio della stagione le loro maglie da calcio, che a seconda dei periodi storici potevano essere più sperimentali o più tradizionali, e i tifosi sapevano che quelle divise erano immutabili, indiscutibili, intoccabili. Poi, nel tempo, la proliferazione di kit speciali, quarte maglie, collaborazioni varie, ma pure una più concreta attenzione verso l’estetica di quello che i giocatori indossano in campo, ha prodotto dibattiti, dialoghi, condivisioni di esperienze, visioni comuni. Da un lato i brand hanno cominciato a intercettare questo fermento, realizzando maglie in linea con i gusti del nostro tempo, dall’altro appassionati del settore hanno portato i loro punti di vista in modi assolutamente originali e creativi. Il punto d’incontro non poteva non arrivare, prima o poi: perché non facciamo disegnare ai tifosi le maglie da gioco?

Iniziative prima isolate adesso stanno diventano sempre più comuni, anche tra i club più importanti. La più recente riguarda la Fiorentina, che ha annunciato un contest per disegnare la quarta maglia della prossima stagione: creativi e graphic designer sono chiamati ad avanzare le proprie proposte, che poi verranno vagliate dai tifosi viola. Poche le regole base: no al viola o verde come colore principale, presenza di un colore dominante e obbligo di mantenere i loghi nelle loro posizioni prestabilite. Per il resto, largo alla fantasia e alla creatività: la stessa che il Borussia Dortmund ha chiesto alla sua community per la prima maglia della stagione 2023/24, che anche in quel caso vedrà un concorso su cui si esprimerà una giuria ad hoc.

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Cosa sono i concept kit

È il momento delle maglie da calcio, quelle che sfilano in passerella, come è stato spesso con quelle del Psg, quelle che fanno parte di collezioni di marchi streetwear, come le ultime lanciate da Palace, soprattutto delle collaborazioni che poi finiscono sul rettangolo di gioco, come è stato con i triangoli Milan-Puma-Nemen, Bari-Kappa-LC23, Napoli-Kappa-Marcelo Burlon, rimanendo agli esempi più recenti. Il minimo comune denominatore è quello della contaminazione, è far parlare alle maglie linguaggi diversi, più vicini al mondo della moda, appunto, che al segmento performance.

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