mercoledì, Maggio 22, 2024

Intervista a Enrico Casarosa, il regista di Luca

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Prima di arrivare a dirigere Luca, l’ultimo film d’animazione di casa Pixar, Enrico Casarosa, genovese, 50 anni, la gavetta l’ha fatta tutta. Oltre alla regia del corto-gioiello La Luna, che nel 2011 lo ha portato a sfiorare l’Oscar, è stato per anni storyboard artist (da Ratatouille a Up) e developer-senior creative (da Toy Story 4 a Coco), sempre nell’azienda fondata da Steve Jobs. Ora si è preso tutta la scena e lo ha fatto con una storia che parla di riscoperta e amicizia, ambientata negli anni Cinquanta nella località immaginaria di Porto rosso, nella Liguria delle Cinque Terre. 

Casarosa, perché ha scelto di fare un salto così indietro nel passato? 

“Mi piace colorare con un po’ di nostalgia le storie che racconto. Dà loro una luce diversa. Write what you know, scrivi quello che sai, è una filosofia che mi porto dietro da sempre, anche e soprattutto nel lavoro. La cosa di cui siamo orgogliosi alla Pixar è il fatto che la maggior parte delle pellicole che realizziamo parte dal personale per arrivare all’universale. E il passato ci aiuta a guardare avanti, a immaginare nuovi mondi, a recuperare, e tenerci stretti, certi valori che non vor- remmo che cambiassero”

Guardando invece nel futuro, come sarà l’animazione? 

“Sempre di più aperta ed inclusiva. Oggi ci sono tante voci all’interno degli studi, voci femminili, di nazionalità diverse, che portano le loro esperienze, culture, insegnamenti. Dal punto di vista tecnico c’è voglia di trovare oltremodo una forma artistica, maggiormente espressionista, diversificando lo spazio specifico d’azione, i campi da affrontare”

Manualità e digitalizzazione: cosa prevale in fondo?

“È un un ballo tra entrambe le cose. Il computer è fondamentale se vogliamo apportare degli effetti, ma avverto quanto sia cruciale riprendere in mano la matita: ci riporta a un senso quasi artigianale dell’animazione, ad una forma di immersione che, per quanto mi riguarda, non voglio perdere. Sembra antica, ma è uno strumento bellissimo, romantico, e ha ancora tante potenzialità”

Dalla fantasia alla realtà: in Pixar i mondi sono sempre credibili. È questa la chiave?

“Durante il processo creativo, in scrittura, ad un certo punto non li cominci a vedere solo come oggetti animati, finisci invece per entrare in sintonia, a capirli meglio, a volerli conoscere. È quando prendono vita che diventa affascinante”

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