venerdì, Maggio 24, 2024

Per sostituire il gas russo l'Italia fa accordi con gli amici di Putin

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Uno dei principali pensieri del governo italiano dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina è stato in che modo ridurre la sua dipendenza energetica da Mosca. Continuare a stringere mani e firmare contratti per il gas con il presidente russo Vladimir Putin ha smesso di essere un’opzione percorribile, in un contesto europeo e non solo in cui proprio le sanzioni economiche e la rottura dei rapporti commerciali sono diventate le armi con cui mettere pressione sul paese e indurlo a porre fine alla sua aggressione bellica.

Nel 2021 la Russia è stata il primo paese da cui abbiamo importato gas, per una quota sul totale del 40%. La guerra poteva essere l’occasione per staccarsi in parte dal combustibile fossile e virare su fonti energetiche rinnovabili, ma il tempo è stato troppo poco, la visione sul tema non illuminante come ogni volta in cui bisogna andare oltre agli slogan da transizione ecologica, e l’unica soluzione in queste settimane per il governo è stata quella di guardarsi in giro alla ricerca di nuovi partner energetici più credibili dal punto di vista sociale e del rispetto dello stato di diritto.

A vedere la lista dei paesi con cui l’Italia sta stringendo accordi, però, è chiaro come l’abbandono dei rapporti con la Russia sia solo uno specchietto per le allodole, dal momento che chi d’ora in poi coprirà quel buco sul gas in termini di importazioni non è che sia messo tanto meglio di Mosca quando si tratta di diritti, guerra e democrazia. Semplicemente, queste violazioni sono meno pubblicizzate e note al pubblico.

L’accordo con l’Algeria amica di Putin

L’11 aprile il premier Mario Draghi è volato in Algeria per siglare con il paese un nuovo accordo con cui verranno aumentate le forniture di gas all’Italia attraverso il gasdotto Transmed, dopo che già a fine febbraio c’era stato l’incontro tra il ministro degli Esteri Luigi di Maio e il suo omologo algerino Ramtane Lamamra. L’Algeria è il secondo paese da cui l’Italia importa gas in termini quantitativi, poco meno di un terzo del combustibile fossile importato nel 2021 è arrivato da lì. Ora la quota aumenterà annualmente di 9,9 miliardi di metri cubi, sui 22,6 miliardi di metri cubi dello scorso anno.

Una toppa importante al buco russo, verrebbe da pensare. Una virata verso un partner lontano anni luce da Mosca sotto tutti i punti di vista, la logica suggerirebbe. Invece le cose non stanno proprio così. Intanto, come la Russia, l’Algeria non è proprio una culla di democrazia. Tra repressione violenta del dissenso con tanto di arresti arbitrari, diritti limitati per le donne e per le minoranze e attacchi legalizzati alla libertà di stampa, il paese è da tempo sotto i riflettori delle principali organizzazioni non governative dei diritti umani, tanto che Amnesty International lo scorso anno ha denunciato un peggioramento costante dello stato della democrazia nel paese. Che infatti nel Democracy Index 2021 si pone al 113esimo posto, proprio nei pressi della posizione della Russia (124esima). 

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