mercoledì, Maggio 22, 2024

Le 30 persone disabili rimaste giù dal treno prenotato, vittime di un'Italia che se ne infischia di chi ha più bisogno

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Un paese abilista, dove le persone con disabilità – e anche quelle in condizioni temporanee di difficoltà – devono cavarsela da sole: nel migliore dei casi compatite, nel peggiore ignorate. Il miserevole caso della gita di Pasquetta a Genova di un gruppo di persone con sindrome di Down e dei tre accompagnatori, tutti costretti a usare un autobus sostitutivo perché cacciati dai posti che sarebbero loro spettati in carrozza, è il paradigma di un sistema condiviso di disvalori. Difficile trovare altra definizione: siamo tutti nello stesso pessimo retroterra culturale.

Il gruppo è rimasto, se possibile, vittima di due tipi diversi di inciviltà. Prima di un gesto che ha penalizzato tutti i passeggeri, e cioè un atto vandalico che ha costretto alla sostituzione di un vagone e che è stato all’origine del ritardo e del sovraffollamento nelle stazioni seguenti, inclusa quella di Piazza Principe dove sarebbero dovuti salire a bordo. Dopo, dell’anestesia valoriale delle persone. Come riporta il Corriere della Sera, sui finestrini del primo vagone del Regionale 3075 Albenga-Milano – quello appunto acquistato dalla comitiva – erano stati affissi degli avvisi che riportavano la prenotazione da parte del gruppo e dunque la necessità di lasciare quei posti liberi. Come nulla fosse: nell’ondata turistica del giorno di festa quelle poltrone sono state rapidamente colonizzate. E a nulla sono valse le richieste di quattro addetti al servizio clienti, saliti a bordo insieme a tre agenti della polizia ferroviaria, per domandare a quelle persone di viaggiare in autobus. Che spettassero a ragazzi con disabilità non ha fatto alcuna differenza.

Se neanche la polizia riesce a far rispettare una norma

Il risultato è stato che le 30 persone hanno dovuto rassegnarsi e rientrare a Milano in pullman. È stata una soluzione, come è toccato a un altro centinaio abbondante di passeggeri rimasti tagliati fuori dalle sovraffollate carrozze, ma non era quella che quel gruppo aveva scelto. E in questa constatazione c’è tutta la battaglia (per ora in gran parte persa) sui diritti delle persone con disabilità e non solo: quelle ragazze e quei ragazzi avevano pagato come tutti gli altri passeggeri (chissà, poi, se tutti avevano davvero pagato) e avevano riservato i posti. Punto. C’è stato un disservizio, certo, ma la reazione del sistema ha svelato tutti i suoi limiti.

Quella piccola emergenza è stata infatti pagata e scaricata proprio su chi aveva bisogno di una tutela in più, e non su chi avrebbe forse potuto adattarsi con qualche problema in meno. Questa ferita dei diritti è resa ancora più chiara, e a dirla tutta al contempo grottesca, dall’inutile intervento della Polfer: in Italia neanche la polizia riesce a far rispettare le norme. Figuriamoci cosa succede, nella vita quotidiana, quando ci si affida all’inesistente senso civico nei mille ambiti che non sono normati o nel 99,9% delle situazioni in cui non può esserci un poliziotto per ogni italiano.

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