domenica, Maggio 19, 2024

Finale a sorpresa è l'apoteosi comica di Penelope Cruz e Antonio Banderas

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All’inizio ci fa ridere il magnate, un po’ ignorante, che concepisce un’opera d’arte come un modo per farsi promozione, avanzando però capiamo che anche per quei tre addetti ai lavori il cinema e l’arte in generale sono un modo per arrivare ad altro. Finale a sorpresa è una commedia potentissima, con un ritmo indemoniato, e quindi i tre sono caricature dei propri ruoli. L’attore con esperienze hollywoodiane, vanitoso, ricchissimo e pieno di sé è la parodia di quello che Banderas stesso è stato in un certo momento della sua carriera; l’attore teatrale è una fenomenale presa in giro di un certo tipo di figura intellettuale che disprezza l’arte commerciale ma sotto sotto desidera con forza un successo vero e non è meno egomaniaco dell’altro; la regista infine è un’esagerazione delle figure intellettuali del cinema, uno stereotipo che tuttavia Penelope Cruz rende vivissimo. È proprio lei la grande leva che manovra il film. Finalmente lontana dai ruoli che le vengono sempre assegnati, al di fuori della propria comfort zone, è una bomba, dominante, sexy, divertente e piena di assurdità che non si fa fatica ad immaginare conosca bene e abbia incontrato più volte nella sua carriera. Recitasse sempre così, con questa forza e questa capacità di sorprendere non avrebbe rivali al mondo.

Se c’è una cosa presa in giro in questo film è l’ordinaria piccineria umana. Tutti vogliono essere qualcosa che non sono, tutti parlano di arte nel senso più alto, tutti hanno desideri e aspirazioni eccezionali, e la comicità viene proprio da come tutto ciò in realtà sia portato avanti per nascondere le finalità più bieche ed egoiste. Un grande film fatto per molti soldi, una grande interpretazione che maschera il desiderio di primeggiare sull’altro attore, la voglia di recitare entrambi i ruoli, la possibilità finalmente di avere un tipo di riconoscimento che manca. Cohn e Duprat hanno girato diversi film sul mondo dell’arte (Il cittadino illustre, come detto, ma anche il fantastico El artista e Il mio capolavoro), sul mondo che gira intorno alla produzione artistica, su come tutto si regga su una patina di parole, concetti astratti e palloni gonfiati. Sono cinici e disillusi eppure realizzano film di eccezionale fattura, opere d’arte (le loro) per davvero. Lo si vede bene in questo che è il primo film ad un budget maggiore e con attori importanti a cui potrebbero delegare il lavoro comico e invece continuano a scrivere e girare scene in cui l’umorismo passa per la recitazione tanto quanto per gli oggetti (forse nessuno oggi è così bravo a far ridere anche solo con la presenza di un oggetto al momento giusto) o le scenografie o anche il sonoro (ad un certo punto sarà anche solo uno scricchiolio a scatenare la risata).

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