domenica, Maggio 19, 2024

Zero Covid-19, l'obiettivo che la Cina è disposta a raggiungere a tutti i costi

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“L’ultima parola” in materia di controllo epidemico è una sola: la Cina deve “opporsi risolutamente al pensiero sbagliato di coesistere con Covid-19“. Sipario. Sì, perché chi ha pronunciato quell’ultima parola è Xi Jinping e alla Commissione nazionale di sanità non resta che prendere atto. Così come ha fatto in un articolo diffuso nei giorni scorsi a firma del suo direttore Ma Xiaowei. Il lockdown distopico di Shanghai sta creando il terreno per possibili conseguenze economiche e sociali, ma il governo cinese rivendica la correttezza della sua strategia.

Ogni tipo di rilassamento delle restrizioni potrebbe causare un aumento dei contagi e la perdita del controllo della pandemia con effetti potenzialmente devastanti sul sistema sanitario cinese. La linea dell’esecutivo è quella di prevenire un aumento esponenziale dei casi e consolidare i risultati conquistati negli scorsi due anni. Risultati che non possono essere ribaltati o messi a rischio in vista del XX Congresso del Partito Comunista in programma nel prossimo autunno. Questo per due motivi. Primo: Xi deve ottenere senza scossoni il suo terzo mandato. Secondo: la strategia zero Covid-19 è basata sulla scienza e sulla legge e appare sempre più legata alla stessa figura di Xi.

Il lockdown a Shanghai

Droni e cani robot vengono schierati dalle autorità per monitorare i cittadini e invitarli al rispetto delle regole. E le consegne di cibo e beni di prima necessità da parte dei colossi digitali non bastano per risolvere una situazione che comporta rischi sociali e politici

La retorica cinese della guerra al coronavirus

Il segretario generale Xi Jinping “ha personalmente assunto il controllo generale e preso decisioni decisive, e ha fornito una guida importante in ogni momento critico“, scrive Ma nel suo intervento. La vicepremier Sun Chunlan, durante la sua visita a Shanghai, ha ricordato che l’azione del governo si muove in coordinamento con le richieste del presidente. E per Xi, sin dall’inizio, quella pandemica è una “guerra”. Così la definì sin dalle prime settimane di Wuhan. Così l’ha sempre definita. E un leader in tempo di guerra non abbandona la nave, così come lui nuovo timoniere non ha abbandonato la Cina sin dal gennaio 2020. 

Per questo Xi non è mai uscito dal territorio cinese in quasi due anni e mezzo e con ogni probabilità non lo farà almeno fino a dopo il Congresso. Il 10 marzo 2020, visitando una Wuhan che smantellava gli ospedali temporanei costruiti per accogliere i contagiati solo qualche settimana prima, aveva dichiarato vinta la prima battaglia contro “il demone” del coronavirus. Non una guerra che invece è lunga, logorante e resterà in vita fino al cruciale appuntamento politico dei prossimi mesi.

Nei giorni scorsi, il Quotidiano del Popolo ha titolato in prima pagina: La perseveranza è vittoria, menzionando otto volte nell’editoriale di apertura la strategia “dinamica” zero Covid-19 spiegando perché si tratta del modello corretto per far fronte alla pandemia. Se questa venisse meno, i rischi sarebbero devastanti. A metà aprile l’agenzia di stampa Xinhua ha pubblicato un articolo nel quale si avverte dei rischi di collasso per il sistema sanitario in caso di un’ondata di massa. Inoltre, viene ribadita la richiesta ai cittadini di “superare l’autocompiacimento“. Un po’ come i droni che sorvolano i grattacieli di Shanghai chiedono ai loro residenti di tenere sotto controllo “il desiderio di libertà della vostra anima“.

Zero Covid-19 e zero diritti umani

Da più parti si sostiene che le conseguenze economiche delle dure restrizioni potrebbero essere molto gravi. Lo sostengono analisti, lo osservano aziende straniere operanti in Cina. Ma al primo posto ci sono i numeri: quelli dei contagiati e dei morti, che devono restare bassi. “Solo se la pandemia è sotto controllo possiamo proteggere le vite dei cittadini e creare le condizioni favorevoli per riprendere la produzione in modo normale, scrive Xinhua. Prima le persone, prima la vita: questo il principio che non fa distinzioni. “Con più di 1,4 miliardi di persone e un enorme invecchiamento della popolazione, se non ci atteniamo alla precisione scientifica e alla dinamica zero, il rischio di infezione crescerà e alla fine si verificherà una grande ondata“, sostiene Xinhua. E per tenere i numeri sotto controllo il Partito non vede altra soluzione che quella di non allentare le restrizioni. Lo ha detto lo stesso Xi dal suo recente viaggio nell’isola di Hainan: “Non è ancora il momento di rilassare il lavoro di prevenzione e controllo“.

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