sabato, Maggio 18, 2024

Arrivano i primi successi per le zanzare modificate geneticamente

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Nel mondo di oggi, così profondamente plasmato dalla presenza dell’uomo, c’è un solo animale di cui dovremmo avere realmente paura: le zanzare. Se le punture di scorpione uccidono ogni anno poco più di 3mila persone, i morsi di serpente 138mila, e gli esseri umani (parlando solo di omicidi) qualcosa come 400mila, nessuno si avvicina al triste primato degli insetti più fastidiosi del mondo. Tra malaria, dengue, Zika, febbre gialla e molte altre letali malattie, le punture di zanzara uccidono ogni anno almeno 700mila persone. La lotta alle zanzare non è quindi una semplice questione comfort, ma un’autentica emergenza sanitaria. Una battaglia che – oltretutto – al momento stiamo perdendo, tra cambiamenti climatici che espandono il loro ambiente ideale, e insetticidi che si rivelano sempre meno efficaci. È per questo che negli ultimi anni stanno facendo il loro ingresso sulla scena due nuovi contendenti: genetica e microbiologia, pronte a trasformare radicalmente le zanzare stesse per ridurne il numero e impedire che trasmettano virus e parassiti.

Zanzare Ogm

La notizia più recente in questo senso arriva dalla Oxitec, un’azienda specializzata nell’editing genetico per il controllo degli insetti nocivi. Nelle scorse settimane sono infatti stati rivelati i risultati del primo trial condotto nell’Usa con la sua tecnologia di punta: le zanzare Aedes aegypti2nd Generation Friendly”, testate nelle isole Keys, in Florida, a partire dall’aprile dello scorso anno. La strategia sviluppata dai ricercatori della Oxitec prevede la creazione di zanzare modificate geneticamente per possedere un gene che risulta fatale negli esemplari di sesso femminile, ma innocuo in quelli di sesso maschile. Un antidoto permette di allevare le zanzare per produrne in quantità, ma basta eliminarlo per selezionare solamente esemplari maschi, che vengono quindi liberati nell’ambiente.

L’idea è che una volta immessi in un’area i maschi di zanzara ogm si riproducano con le femmine presenti, e poiché presentano nel loro genoma due copie del gene letale l’intera prole ne avrà una copia nel proprio Dna. Trattandosi di un gene dominante, le femmine moriranno prima di potersi sviluppare, mentre i maschi si svilupperanno fino a riprodursi, producendo una terza generazione in cui metà delle femmine erediteranno il gene, e moriranno, e metà dei nuovi maschi sarà nuovamente un portatore sano. Il ciclo è pensato quindi per ridurre la quantità di femmine (gli esemplari che pungono l’uomo per succhiare il sangue) per un certo numero di generazioni, prima che – a meno di nuove reintroduzioni di esemplari modificati – il gene diminuisca in prevalenza fino a sparire.

Il piano è stato messo alla prova liberando gli esemplari maschi in diversi giardini privati delle isole Keys, e monitorando quali, e quante, zanzare fossero presenti nei mesi seguenti. I risultati del test, presentati nel corso di un webinar (e non quindi in una pubblicazione peer reviewed) avrebbero dimostrato che che la strategia funziona: nessuna delle femmine nate dalla prima generazione di maschi modificati geneticamente è sopravvissuta, e il gene letale è persistito nella popolazione per circa tre mesi (fino ad una terza generazione), per poi sparire completamente.

Ancora molte incognite

Se i dati si riveleranno corretti, la nuova tecnica di modifica genetica sviluppata dalla Oxitec avrà dimostrato di funzionare come sperato. Almeno sul piano del controllo della popolazione di zanzare A. aegypti presenti in un’area. Se questo si rivelerà sufficiente anche per ridurre la diffusione di malattie trasmesse dalle zanzare, però, è tutto da dimostrare. Per prima cosa, le A. aegypti non sono le uniche zanzare che possono trasmettere virus e parassiti alla nostra specie. Secondo, non è detto che ridurre la popolazione di femmine riduca necessariamente l’incidenza di nuove infezioni: anche una popolazione contenuta di esemplari femminili potrebbe infatti rivelarsi sufficiente per mantenere livelli di infezioni consistenti. Per dimostrare l’impatto sanitario di interventi simili la Oxitec dovrebbe mettere in piedi un vero e proprio studio clinico, e in aree del mondo dove la trasmissione di malattie che hanno come vettore le zanzare è abbastanza sostenuta da permettere di vedere risultati concreti. Un’impresa ritenuta al di là delle attuali possibilità dell’azienda.

La guerra batteriologica

Un approccio diverso, e forse complementare, è quello tentato negli scorsi anni negli Stati Uniti da biotech come MosquitoMate, che invece di modificare geneticamente le zanzare punta a sfruttare l’aiuto di un parassita già presente in natura: il batterio Wolbachia pipientis. Un microorganismo che infetta quasi il 60% delle specie di insetti oggi note, ma che di norma non è in grado di colpire le zanzare della specie aegypti. Introducendolo artificialmente nelle uova di questi insetti, in effetti, avviene qualcosa di estremamente peculiare: se ne nasce un maschio, quando si riprodurrà con una femmina non infetta le uova che questa deporrà non riusciranno mai a schiudersi; se invece due esemplari infetti si riproducono tra loro, le uova saranno immuni all’infezione di virus come quello della dengue. Il perché non è chiaro, ma il risultato è certo, e piuttosto allettante. E infatti il batterio Wolbachia è stato sperimentato negli scorsi anni in diverse occasioni, e con due strategie differenti.

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