mercoledì, Maggio 22, 2024

Cosa cambia davvero per le calciatrici che diventano professioniste

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È molto più di un gol, è quello decisivo che fa alzare un trofeo, quello della tanto attesa parità tra donne e uomini nello sport. Per ora il confine è quello del calcio di Serie A, ma la prima barriera è stata superata: dalla prossima stagione, infatti, le calciatrici del massimo campionato italiano saranno ufficialmente professioniste, esattamente come lo sono i colleghi maschi. Si tratta di tutele base, come riconosciuto a ogni lavoratrice dipendente: malattia, maternità e contributi, con i contratti in essere che andranno rifatti sulla base del nuovo accordo collettivo che avrà vigore dal 1° luglio. Nessuna calciatrice guadagnerà quanto un collega di Serie A, ma non era certo questa la pretesa (i due settori spostano quantità di denaro infinitamente diverse), quanto quella di veder riconosciuto alle atlete lo status di professioniste. E finalmente sarà così.

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Milena Bertolini: «Obiettivo importante, adesso anche in altri sport»

Di questa notizia ne abbiamo parlato con Milena Bertolini, ex calciatrice (inserita nella Hall of Fame del calcio italiano), allenatrice (nel suo palmarés tre campionati, tre Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane e tre volte vincitrice della Panchina d’Oro) e CT della Nazionale femminile che ha portato dopo 20 anni a disputare il Mondiale nel 2019, il momento chiave che ha dato una spinta a tutto il settore. Che adesso fa un ulteriore salto in avanti: «Sono molto felice perché è il raggiungimento di un obiettivo importante per tutto il movimento e per tutte le ragazze che vogliono giocare», ha raccontato a GQ, «È il riconoscimento dei loro diritti che permetterà alle ragazze che investono tempo e impegno nel calcio di veder riconosciuti i loro sforzi, con tutele che fino ad oggi non c’erano state. È quello che è già successo all’estero, dove il calcio è lo sport di squadra più praticato al mondo dalle ragazze». 

Un primo tassello che potrà avere effetti positivi anche a livello sociale: «Adesso le bambine potranno pensarsi anche come calciatrici e questo aiuterà ad aumentare la base delle praticanti. È uno degli aspetti che farà sì che anche i genitori siano più propensi a portarle a giocare perché per loro potrebbe esserci un futuro lavorativo. Oltre a questo, però, serve progettualità sui territori incentivando le società dilettantistiche a prendere anche le bambine e fare squadre miste, mentre a livello mediatico servirà trasmettere un certo tipo di messaggio come quello durante il Mondiale, con le giocatrici della Nazionale che sono diventate modelli di riferimento, cambiando anche il modo di vedere il calcio femminile in Italia».

Milena Bertolini, però, rimarca anche un altro aspetto: «Sono molto felice perché c’è stata molta attenzione ma, riflettendoci, parliamo di qualcosa che dovrebbe essere normale e che da noi è considerato eccezionale, ovvero il fatto che le donne come gli uomini pratichino sport a livello professionistico. Dietro non si torna più, la cosa che mi sorprende in negativo è che solo la Federcalcio abbia deliberato il professionismo, mentre mi auguro che tutto lo sport femminile lo diventi. Per gli sport singoli ci sono i corpi militari, non per quelli di squadra, e spero che questo avvenga presto». 

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