mercoledì, Maggio 22, 2024

Fellini, Zerocalcare, Il nome della rosa e il motociclismo. Intervista a Milo Manara

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Proviamo a ripercorre i suoi (oltre) 50 anni di carriera

“Sono stato fortunato, collaborando con dei coautori straordinari. La chiave è stata nel non essermi specializzato in una sola direzione, spaziando invece in cose diverse, che è l’attrattiva di questo lavoro. Avere la libertà di proporre così diversamente ha incontrato la simpatia, l’apprezzamento dei lettori, di un pubblico ampio, capace di apprezzarmi non solo sui manga, o l’erotismo, ma riguardo una gamma di offerta a 360°. E poi la fatalità di non legarmi ad un certo personaggio ha portato l’editoria, in tutto il mondo, a mettere il mio nome più grande del titolo”.

Come mai?

“Corto Maltese era scritto in grande, mentre Hugo Pratt in piccolo, idem per Valentina e Crepax, così Dylan Dog, mentre nel mio caso il personaggio ero io. Fu una scelta editoriale, cominciata in Francia, dopo esportata”.

Tra tante figure femminili, c’è qualcuna che le piacerebbe disegnare e non è ancora riuscito?

“Sì, ma questo è ancora un segreto di stato. Quando si anticipano delle cose porta scarogna, dunque preferisco andare sul sicuro, perché la cosa abbia successo devo evitare. C’è, e la vedrete”.

Pensando ai suoi lavori, c’è qualcosa che potrebbe tramutarsi invece in un film?

Non ho molta fiducia nelle trasposizioni cinematografiche dei fumetti, tranne quelli sui supereroi. Gli effetti speciali generano spettacoli incredibili, mi piacciono molto vederi, meno a leggerli. Noto una certa difficoltà sono faticosi, bisognerebbe applicarsi, i disegnatori, sia chiaro, sono bravi, ma vogliono farlo vedere, e così trascurano la leggibilità della storia. Quando disegnai per Marvel (X Men: Ragazze in Fuga, scritto da Chris Claremont, e DC, con Desiderio, inserito nel progetto The Sandman:Endless Nights scritto da Neil Gaiman, ndr) forse ho deluso dei lettori, ma volevo mantenere la linearità del racconto: quello che mi ha sempre interessato è stato mettere sempre davanti la storia. D’altronde il fumetto è un’arte tipicamente affabulatoria”.

Zerocalcare in questo senso le piace?

“Moltissimo, è uno che fa fumetti il cui disegno è davvero al servizio della storia.Il fatto che sia diventato multimediale è un segno, sa colpire ed interessare: è quella grandezza di pochi autori, che riescono però a trasformare il proprio personale in universale. Quando Fellini ad esempio racconta i suoi ricordi in Amarcord ce li fa vivere a tutti, ognuno ne trova un pezzettino, stessa cosa fa Kafka, narrava i suoi incubi, ed erano di tutti. E Zerocalcare ha questa capacità. Possiede registri variegati, comici, satirici, o socialmente critici, ma ha anche quelli lirici, drammatici, ci sono tante voci: è un vero, grande, autore completo”.

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