mercoledì, Maggio 22, 2024

I trasferimenti di calciatori più famosi firmati da Mino Raiola

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In pochi lo hanno mai chiamato con il suo vero nome, Carmine, perché per tutti era semplicemente Mino. Bastava quello per associarlo al calciomercato, perché Mino Raiola del calciomercato è stato per anni il re indiscusso. Raiola, che se n’è andato il 30 aprile, a 54 anni, dopo un lunga malattia, non ha mai negato il suo passato di emigrante italiano in Olanda (nato a Nocera Inferiore, a un anno i suoi genitori si trasferirono ad Haarlem, dove aprirono una pizzeria), ma proprio le difficoltà lo hanno reso più forte (parlava sette lingue: italiano, olandese, inglese, tedesco, spagnolo, francese e portoghese) con una voglia di emergere infinita che lo ha portato in alto, grazie anche a un occhio che raramente lo ha tradito, capace di intravedere lampi di potenziali campioni in giovani ragazzini sui campi di periferia. E poi quella capacità di comunicare e convincere, il fiuto per gli affari (a 18 anni rilevò un McDonald’s e lo rivendette facendo un affare, qualche anno fa ha acquistato a Miami la villa che si dice sia appartenuta ad Al Capone per otto milioni di euro e che oggi ne vale il doppio), l’esserci sempre per i suoi assistiti.

Nel 2020 Forbes lo accreditava di un patrimonio da capogiro, con un fatturato di 84,7 milioni di dollari e un giro d’affari per 847,7 milioni. Ha rivoluzionato il modo di essere un procuratore di calciatori, ha capito prima degli altri che spostare (come si dice nell’ambiente) i propri assistiti fa fruttare tanto denaro sotto forma di commissioni, specialmente per i trasferimenti a parametro zero. Tante operazioni che hanno segnato la storia del calciomercato moderno, quella storia che Mino Raiola ha scritto in maniera indelebile.

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Il primo trasferimento

Estate 1992: l’olandese Bryan Roy passa al Foggia, e dietro chi c’è? Lui, Mino Raiola, allora sconosciuto ma con cui di lì a poco in tanti dovranno fare i conti. Nell’accordo anche la riverniciatura della casa del giocatore e un servizio taxi a disposizione per sette mesi. L’anno dopo fa da mediatore nella trattativa tra Ajax e Inter per il doppio passaggio in nerazzurro di Bergkamp e Jonk, diventa agente FIFA e fonda la società Sportman, trampolino di lancio che dalla sede di Montecarlo lo proietta sempre più in alto.

Raiola e Ibrahimovic

Non poteva certo mancare Mino Raiola nel film di Ibrahimovic I Am Zlatan, perché nella vita del campione svedese il suo procuratore ha avuto un ruolo di primo piano. Ibra lo ha sempre descritto come un misto tra un fratello maggiore e il padre che gli è mancato, una guida su cui fare affidamento in ogni momento. E lui, Mino Raiola, ha capito fin da subito di avere tra le mani un diamante grezzo che andava seguito, indirizzato e, quando serviva, preso a male parole (nel film vengono raccontati i litigi con linguaggio non propriamente oxfordiano fra i due). Raiola e Ibrahimovic sono stati protagonisti di cessioni clamorose, come quella nell’estate del 2006 in piena Calciopoli, quando sembrava tutto fatto per il suo passaggio al Milan e invece firmò per l’Inter. O tre anni dopo, quando andò a Barcellona sbattendo la porta, proprio come accadde 12 mesi più tardi, quando i due misero in piedi (con Adriano Galliani) l’altrettanto clamoroso passaggio al Milan nelle ultime ore di mercato.

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