domenica, Maggio 19, 2024

Un trafficante ha risarcito gli Stati Uniti in bitcoin

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Ross Ulbricht, creatore del più famoso mercato di droghe sul dark web, Silk Road, non ha mai ricevuto molta clemenza da parte del sistema giuridico statunitense. Nel 2015 è stato condannato all’ergastolo senza condizionale; successivamente, ha perso il processo di appello e la sua richiesta di grazia all’allora presidente statunitense Donald Trump è stata respinta. Poco più di un anno fa, però, pare che ci sia stato un risvolto positivo per Ulbricht: gli oltre 180 milioni di dollari che doveva al governo degli Stati Uniti come parte della sua condanna saranno cancellati, grazie a un criminale informatico che aveva rubato un’enorme quantità di bitcoin dalla sua piattaforma.

L’accordo con le autorità statunitensi

L’anno scorso i procuratori degli Stati Uniti hanno firmato un accordo con Ulbricht in cui si stabilisce che parte dei bitcoin sottratti a Silk Road, sequestrati a un cybercriminale di cui non si conosce l’identità, sarà utilizzata per annullare gli oltre 183 milioni di dollari di risarcimento che Ulbricht è stato condannato a pagare come parte della sentenza del 2015 (la cifra è stata ottenuta calcolando il valore complessivo delle vendite illegali di Silk Road sulla base dei tassi di cambio all’epoca di ogni transazione). Nonostante il fatto che i bitcoin ritrovati – che oggi valgono diversi miliardi di dollari – rappresentino a loro volta un guadagno criminale, il dipartimento di Giustizia statunitense sembra aver raggiunto un accordo con Ulbricht per evitare qualsiasi rivendicazione sul denaro da parte del fondatore di Silk Road. In cambio, una parte dei bitcoin sarà utilizzata per saldare l’intero importo del risarcimento.

Per Ulbricht, naturalmente, rimane in essere la condanna all’ergastolo, di cui ha già scontato otto anni in diverse carceri a New York e in penitenziari in Colorado e Arizona. Il saldo del risarcimento potrebbe però consentirgli di guadagnare denaro in carcere e condividerlo con familiari o amici senza che venga sequestrato o pignorato per il pagamento dei suoi debiti, oppure di tenersi eventuali bitcoin dei quali fosse in possesso e di cui non era nota l’esistenza, a condizione che non siano legati a Silk Road o ad altre attività criminali. Nel caso in cui la sua condanna venisse commutata – come chiedono dalla prima sentenza i suoi sostenitori e la campagna Free Ross, che va avanti da anni – Ulbricht sarebbe un uomo libero senza più centinaia di milioni di dollari di debiti (Ulbricht sta ancora perseguendo l’annullamento della condanna del 2015).

L’accordo per la cancellazione del risarcimento dovuto da Ulbricht sembra essere stato raggiunto senza che fossero coinvolti, o avvertiti, i procuratori del distretto di New York e gli avvocati del dipartimento di Giustizia che hanno gestito il caso. “Questa risoluzione non è stata coordinata con il Sdny [il distretto di New York che si è occupato del caso, ndr] – ha raccontato a Wired US un ex membro del dipartimento di Giustizia –. Non coordinarsi con l’autorità giudiziaria che ha ottenuto la condanna è una pratica estremamente poco ortodossa“.

L’accordo a sorpresa per lo stralcio del risarcimento di Ulbricht potrebbe essere semplicemente finalizzato a eliminare eventuali ostacoli all’enorme sequestro finanziario da parte del governo statunitense, spiega Nick Weaver, un ricercatore e informatico della University of California di Berkeley. Weaver segue con attenzione il caso di Ulbricht da anni, dimostrando che era possibile ricondurre i bitcoin di Ulbricht a Silk Road già durante il processo. “È stata una strategia del governo per non avere a che fare con inutili problemi legali durante il processo di confisca“, aggiunge Weaver.

Il sequestro dei bitcoin

La strana serie di eventi che ha portato all’inaspettata cancellazione del risarcimento di Ulbricht è venuta alla luce per la prima volta nel novembre 2020, quando il dipartimento di Giustizia ha annunciato di aver sequestrato quasi 70mila bitcoin da un soggetto identificato solo come individuo X. Questa persona di cui non si conosce il nome aveva rubato i bitcoin da Silk Road mentre il sito era ancora online, sfruttando una vulnerabilità di sicurezza della piattaforma. Nel tentativo di convincerlo a restituire il denaro, Ulbricht arrivò a minacciare personalmente l’individuo X, che però si è tenuto i bitcoin per più di sette anni, mentre la criptovaluta aumentava enormemente il suo valore. Un’indagine penale dell’Internal Revenue Service (Irs, l’equivalente dell’agenzia delle Entrate negli Stati Uniti) è riuscita a rintracciare i fondi, identificare l’individuo X e persuaderlo a cedere il denaro rubato per evitare un procedimento penale.

Nel momento del sequestro, i quasi 70mila bitcoin avevano aumentato il loro valore fino a raggiungere un miliardo di dollari. All’epoca si trattava del più grande sequestro criminale mai effettuato dal dipartimento di Giustizia (il record è stato poi superato dal sequestro di 3,6 miliardi di dollari a una coppia di New York, accusata di aver riciclato i guadagni ottenuti dall’attacco informatico alla piattaforma per lo scambio di criptovalute Bitfinex).

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