domenica, Maggio 19, 2024

La vera forza di Matteo Berrettini

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Perciò anche il rapporto con il risultato, spiega Berrettini, segue la stessa linea: «Vincere è sempre meglio, si soffre di meno, ma per certi versi le sconfitte sono più importanti delle vittorie. Dopo un ko ho sempre cercato di imparare, ho sentito una spinta e una forza maggiore, questo mi ha permesso di tornare più forte anche dopo gli infortuni. Sono cose che se prese nella maniera giusta danno uno stimolo importante».

L’importanza di essere una fonte di ispirazione

Ci sono le pressioni in campo, e poi l’attenzione mediatica con cui, inevitabilmente, Berrettini ha imparato a convivere. La finale di Wimbledon, la qualificazione alle Atp Finals, la semifinale agli Australian Open, tutti grandi risultati che hanno proiettato il romano a una popolarità straordinaria, che lo hanno portato anche in palcoscenici estranei al contesto sportivo, come il Festival di Sanremo. «È qualcosa che fa piacere, e che non mi sarei aspettato fino a qualche anno fa», dice lui. «La notorietà è un aspetto che si gestisce, io lo faccio con i mezzi che mi hanno fornito i miei genitori. Nessuno te lo può insegnare prima, deve succedere, la devi vivere».

E ancora: «Soprattutto mi fa molto piacere quando la gente si avvicina, o riavvicina, al tennis per merito mio. Un sacco di bambini, di ragazzini, mi scrivono perché iniziano a giocare perché vedono me: essere un motore in questo senso è una cosa importante. Ma anche in generale, oltre il tennis, essere di ispirazione è bello. Per esempio, il mio idolo sportivo è LeBron James: anche se con il tennis non c’entra niente, mi stimola».

Come molti sportivi, per Berrettini la difficoltà è anche vivere in una dimensione completamente diversa, quasi parallela a un mondo reale. «Ma io non mi sono mai sentito in una bolla, sono sempre stato concentrato, focalizzato. Fare baldoria, uscire con gli amici o a cena, sono cose che mi concedo quando sento di meritarmele, e servono anche a ricaricare le batterie. Poi in campo con il mio allenatore si lavora sulla felicità a tutto tondo, non solo su un campo da tennis. Sono legatissimo a questa professione, ma alla fine mi è capitato di pensare che, anche senza tennis, ho una personalità che va oltre il campo. Ecco perché non voglio arrivare a fine carriera per inerzia, ma finché non ci sarà un’attrazione talmente forte da voler fare altro».

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