mercoledì, Maggio 22, 2024

Perché l'Unione europea non fa la guerra al revenge porn

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Tuttavia, le preoccupazioni per la privacy erano giustificate, soprattutto per le persone che caricano contenuti consensualmente sulle piattaforme, sostiene Asha Allen, responsabile dell’advocacy per l’Europa del Center for Democracy and Technology. “Sarebbe stato un precedente per tutte le piattaforme di contenuti generati dagli utenti“, spiega Allen, rispecchiando la preoccupazione secondo cui una volta che l’Ue avesse approvato la verifica dell’id per le piattaforme pornografiche, lo stesso sarebbe potuto accadere a social network come Facebook, TikTok o Twitter.

Secondo McGlynn, i timori sulla privacy dei sex worker e dei creatori di contenuti avrebbero potuto essere attenuati utilizzando le email aziendali invece di quelle personali per la verifica degli utenti. La misura sarebbe stata sufficiente a far sì che le persone ci pensassero due volte prima di caricare un contenuto, aggiunge McGlynn.

L’obbligo di verifica degli account non è stata l’unica sezione del 24b a essere stata accantonata. “Non sono state adottate nemmeno le parti che non avrebbero creato problemi dal punto di vista dei diritti fondamentali e della privacy“, dice il parlamentare europeo Patrick Breyer del gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, che si è opposto all’obbligo di identificazione.

Alcuni esperti sperano ancora che l’Ue introduca nuove leggi per proteggere le donne che subiscono questo tipo di abusi attraverso le norme proposte a marzo dalla Commissione, che criminalizzerebbero la condivisione non consensuale di immagini intime. “La direttiva [sulla violenza di genere, nda] è uno strumento molto più completo per combattere l’abuso sessuale basato sulle immagini perché è specifico e criminalizza l’abuso“, spiega Allen.

Con la direttiva dell’Ue sulla violenza di genere, la Commissione propone che la condivisione non consensuale di immagini venga criminalizzata e sia punita con la detenzione fino a un anno. Non è chiaro, tuttavia, come le forze dell’ordine potrebbero individuare le persone che caricano questo tipo di materiale sui siti che non richiedono le informazioni di contatto. La direttiva è attualmente in fase di negoziazione da parte del Consiglio e del Parlamento.

In ogni caso, il Dsa rimane un’opportunità persa per affrontare la questione, dice la parlamentare europea Alexandra Geese, del gruppo Verdi/Alleanza libera europea. “[Il 24b, nda] avrebbe tutelato le ragazze e le donne dall’enorme rischio di trovare immagini che le ritraggono nude sulle piattaforme pornografiche, nella maggior parte dei casi a loro insaputa – spiega –. Avrebbe fatto una differenza enorme“.

Questo articolo è comparso originariamente su Wired UK.

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