venerdì, Maggio 24, 2024

Quel vuoto di regole che mette a rischio gli esport in Italia

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I sequestri in alcune sale Lan dedicate agli esports da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) mettono a rischio un intero mercato solo a causa di errori interpretativi dell’attuale normativa che non tengono conto delle peculiarità di un settore decisamente nuovo.

Venerdì 29 aprile 2022 Adm ha provveduto al sequestro di pc e simulatori di gioco situati in alcune sale Lan dedicate agli esports, contestando la violazione della normativa sugli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro. Si tratta di una normativa che si applica ai tradizionali giochi che troviamo in una sala giochi come flipper, biliardi, calcio balilla, il gioco delle ruspe e videogame basati unicamente sulla abilità per il quale la durata della partita può durare a seconda dell’abilità del giocatore. Questi giochi sono progettati per essere utilizzati in sale giochi ed infatti è prevista una disciplina specifica per la loro importazione, distribuzione e messa in esercizio nelle sale giochi, con anche un regime autorizzatorio e delle imposte da pagare. 

Del tutto diverso è lo scenario in cui ci sono delle console da gioco o dei simulatori, come quelli che qualsiasi persona potrebbe acquistare per giocare a casa propria, installati in una sala dove i clienti possono partecipare a competizioni di esports collegandosi con un proprio account personale via internet a diverse piattaforme. In questo caso, i giochi non sono “da sala”, bensì il gestore del negozio mette a disposizione delle postazioni, come quelle che potrebbero essere disponibili anche in qualsiasi Internet cafè, per poter giocare. Il motivo per cui i giocatori si recano nelle sale Lan è semplicemente perché la sala ha computer più potenti e accessori di gioco che alcuni giocatori potrebbero non possedere o anche per l’aspetto sociale, di community, dovuto dalla presenza di altri giocatori. 

Aspetti che non sembrerebbero essere stati considerati in occasione del sequestro di tutti i computer presenti in alcune sale Lan, perfino quelli che erano semplicemente mostrati per la vendita con tanto di targhetta che mostrava il prezzo. 

Sulla base di un comunicato stampa del 2 maggio, Adm ha dichiarato di aver semplicemente applicato l’attuale normativa. Tuttavia, la questione rischia di diventare l’ennesimo errore all’italiana in cui le autorità non riescono a comprendere un nuovo fenomeno e quindi adottano la soluzione interpretativa più stringente ed evidentemente più “comoda”, vietando il fenomeno, in attesa di eventuali chiarimenti da parte del legislatore. Si tratta anche di una disputa portata avanti da una lobby perché sembrerebbe che l’intervento di Adm sia il risultato di un esposto depositato ad Adm da alcuni gestori di sale da gioco che hanno lamentato la “concorrenza sleale” da parte delle sale Lan.

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