venerdì, Maggio 20, 2022

La Cina non ha nessuna intenzione di allentare i distopici lockdown contro il coronavirus

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Taipei – Nessun allentamento, nessuna apertura. Anzi, un rilancio e un durissimo avvertimento. Segnale che le voci discordanti sono forse risuonate anche all’interno dell’establishment politico e non solo dai grattacieli di Shanghai da dove i residenti si sono affacciati per protestare contro la mancanza di cibo una decina di giorni fa.

Il Partito Comunista cinese ribadisce che la strategia zero Covid non si tocca. La riunione del Comitato permanente del Politburo dei giorni scorsi si è conclusa infatti con un messaggio molto netto: “La persistenza è vittoria“. Secondo il management del Partito, dunque, “la pratica ha dimostrato che la nostra politica di prevenzione e controllo è determinata dalla natura e dallo scopo del Partito, le nostre politiche di prevenzione e controllo possono resistere alla prova della storia, e le nostre misure di prevenzione e controllo sono scientifiche ed efficaci. Abbiamo vinto la battaglia per difendere Wuhan, e saremo certamente in grado di vincere la battaglia per difendere Shanghai“. Proprio così. Secondo il governo cinese la battaglia di Shanghai sarà vinta, o almeno come tale sarà presentata all’allentamento delle restrizioni: come una vittoria. Allentamento delle restrizioni che, secondo le ultime voci, non avverrà prima della fine di maggio. A oltre due mesi dall’inizio del distopico lockdown che ha portato i cittadini della metropoli cinese a protestare.

I malumori intorno alla strategia zero Covid di Xi Jinping 

Come sottolineato da Bill Bishop, colpisce il fatto che non si sia fatto menzione della necessità di bilanciare la prevenzione anti Covid e gli obiettivi economici. Secondo le autorità, per affrontare questo momento di crisi è necessario “aderire incondizionatamente alla politica zero-Covid”, una strategia dettata da necessità politiche e retoriche, tutte funzionali a rendere Xi Jinping il generale vittorioso della guerra contro il demone del coronavirus. La durezza del comunicato lascia pensare che ci fosse bisogno, o quantomeno il Partito ha percepito il bisogno, di ribadire la linea di Xi. Segnale che forse le voci da tenere sotto controllo non arrivano solo dalla popolazione comune ma anche dall’interno del sistema, nel quale la rabbia dei cittadini di Shanghai potrebbe essersi ramificata in modo rilevante. 

Da più parti sono emersi malumori nelle scorse settimane. Diversi economisti sono stati censurati, con post oscurati e dimissioni improvvise. Ed ecco la risposta (in)diretta del Politburo a questi malumori: “Dovremmo avere una comprensione profonda, completa ed esauriente delle politiche di prevenzione e controllo delle epidemie stabilite dal Comitato Centrale del Partito, superare risolutamente i problemi di comprensione inadeguata, preparazione inadeguata e lavoro inadeguato, superare risolutamente le idee di disprezzo, indifferenza e presunzione, mantenere sempre una mente lucida, aderire incrollabilmente alla politica generale della dinamica zero-Covid, e opporsi risolutamente a tutte le distorsioni, dubbi e negazioni“. 

L’avvertimento a chi sgarra con lo slogan di Mao

Un avvertimento chiarissimo, utile a ribadire il fatto che mettersi contro la strategia zero Covid significa mettersi contro Xi, dunque contro il Partito e dunque contro la Cina. Rivolto forse anche Hu Xijin, l’ex direttore del Global Times e super falco che poco prima del Politburo aveva dato invece per persa una battaglia che il Comitato permanente ha dichiarato che sarà vinta: “Shanghai è caduta“. E ancora: “Pechino deve trovare modi meno costosi per affrontare la sua epidemia o dire all’intera società cinese la verità“. E cioè che le conseguenze dirompenti non possono essere evitate. “La prima scelta richiede saggezza, la seconda coraggio“, aveva scritto Hu prima che il post fosse rimosso. Visti i suoi agganci dentro il mondo politico, potrebbe essere la traccia che qualcosa effettivamente si sia mosso o si stia muovendo e che Xi e il Politburo abbiano sentito il bisogno di bloccarlo.

E per farlo non è stata scelta una frase qualunque. Come sottolineato da China Media Project, “la persistenza è vittoria” è una formula già utilizzata negli anni dello scontro tra Partito Comunista e Guomindang, prima della seconda guerra mondiale e prima della vittoria di Mao Zedong nella guerra civile. Poi ripresa anche durante la Rivoluzione culturale quando l’obiettivo era quello di rinvigorire il sentimento rivoluzionario. Utilizzata raramente durante l’era delle riforme inaugurata da Deng Xiaoping e proseguita da Jiang Zemin e Hu Jintao, ora fa il suo ritorno in grande stile. E non è la prima volta. Anche nei mesi scorsi in diversi articoli del Quotidiano del Popolo ha fatto la sua apparizione. L’obiettivo è rinvigorire non tanto lo spirito rivoluzionario quanto l’adesione alla linea di Xi, il nuovo timoniere che sta navigando acque più tempestose del previsto sulla strada verso il XX Congresso. 

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