lunedì, Giugno 24, 2024

ANFIA, l'elettrico non può essere l'unica strada da seguire

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Nel corso dell’assembla pubblica ANFIA che si è svolta a Firenze, si è tornati a parlare nuovamente di elettrificazione e del fatto che l’elettrico non può essere l’unica strada da percorrere per attuare la decarbonizzazione dei trasporti. Nel corso dell’assembla dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica è stato anche lanciato un appello affinché gli europarlamentari italiani votino pensando agli interessi del proprio Paese, e affinché il “Governo italiano prosegua la collaborazione con le rappresentanze della filiera industriale nella definizione di una roadmap di decarbonizzazione della mobilità secondo un approccio realistico e non ideologico, aperto a più tecnologie e impegnato a sostenere gli investimenti e lo sviluppo di competenze specializzate sul territorio“.

Si tratta di una posizione sostenuta già da altre associazioni del settore automotive in Italia e appoggiata anche dal Governo che più volte ha ribadito la necessità di arrivare ad una sorta di “neutralità tecnologica” per dare spazio ad altre soluzioni. Durante questo evento, il Presidente ANFIA Paolo Scudieri ha voluto nuovamente sottolineare la necessità di non puntare solamente sull’elettrico, una tecnologia che per il presidente ANFIA è sotto il “dominio” asiatico e che andrebbe a creare pericolosi squilibri nel mercato e in ambito sociale, per il forte impatto che implica sul sistema industriale. Per l’Italia si stima una perdita di 73 mila posti di lavoro nei prossimi anni, non compensati dalle 6 mila nuove assunzioni che porterà la crescita di questo nuovo settore.

Si deve, dunque, puntare anche su altre tecnologie che possono comunque contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti come i carburanti sintetici e l’idrogeno.

Per ANFIA lo sviluppo della mobilità elettrica è un pilastro fondamentale della propria mission, è una delle tecnologie del futuro, è un percorso abbracciato da tutti i costruttori di veicoli e siamo chiamati a sollecitare le aziende della filiera a cogliere le opportunità di sviluppo offerte dall’elettrificazione. Diverso è, tuttavia, ostinarsi ad abbracciare una sola tecnologia, ad oggi di totale dominio asiatico, creando pericolosi squilibri nel mercato e in ambito sociale, per il forte impatto che implica sul sistema industriale: in Italia abbiamo stimato la perdita di circa 73.000 posti di lavoro nei prossimi anni, non compensati dalle circa 6.000 nuove posizioni che creerà la mobilità elettrica. Apriamoci, quindi, al contributo che alla decarbonizzazione della mobilità di persone e merci, individuale e collettiva, possono dare, insieme all’elettrico, i biocombustibili (Biometano, BioLNG), i carburanti sintetici, l’idrogeno (sia come vettore per il motore endotermico sia le fuel cells), tecnologie su cui la filiera crede tantissimo e su cui sta già facendo grandi investimenti.

Posizione ribadita anche dal Ministro Giorgetti che è intervenuto durante l’assemblea di ANFIA.

Il governo italiano ha tenuto un profilo diverso rispetto ad altri Paesi e rivendico la mancata sottoscrizione di Cop26 quando sembrava scontato sottoscrivere un documento su un futuro fatto solo di auto elettriche. L’Italia difende il principio di neutralità tecnologica e cioè ritiene che accanto all’auto elettrica dovranno esserci altre tencologie, dall’idrogeno ai bio combustibili.

Tra pochi giorni e precisamente tra il 7 e l’8 giugno, è prevista la votazione in sessione plenaria al Parlamento europeo del pacchetto di riforme climatiche Fit for 55 in cui c’è anche la proposta di mettere la parola fine alla vendita delle auto endotermiche dal 2035. Una votazione dal risultato non scontato viste le diverse posizioni dei Paesi membri. Tra circa una settimana, potremo capire meglio quale sarà il futuro delle auto in Europa.

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