martedì, Luglio 23, 2024

Potrebbe arrivare un test genetico per individuare la predisposizione a Covid-19 in forma grave

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Oltre all’età, l’obesità e altre comorbidità, sappiamo ormai bene che a giocare un ruolo importante nell’evoluzione di Covid-19 c’è anche la genetica. A tornare oggi sull’argomento è un nuovo studio condotto dalle università di Sheffield e di Stanford che ha scoperto oltre mille geni legati alla gravità della Covid-19, riuscendo così a spiegare il perché alcune persone positive al coronavirus si ammalano gravemente, mentre altre sviluppano pochi sintomi e altre ancora sono asintomatiche. Come raccontano i ricercatori sulle pagine della rivista Cell Systems, infatti, questi geni appena identificati influiscono in particolare sulla funzione di un certo tipo di globuli bianchi, noti come Natural Killer, o cellule Nk.

Utilizzando il machine learning, i ricercatori hanno esaminato ampissimi set di dati contenenti sia informazioni genetiche del tessuto polmonare umano sano (utili per identificare l’espressione genica in 19 diversi tipi di cellule polmonari, comprese le cellule epiteliali che rivestono il tratto respiratorio e sono la prima difesa contro le infezioni) sia quelli provenienti dalla Covid-19 Host Genetics Initiative, uno dei più grandi studi genetici su pazienti affetti da coronavirus in gravi condizioni. Da qui, i ricercatori hanno cercato segnali genetici, come le mutazioni del dna chiamate polimorfismi a singolo nucleotide, che avrebbero potuto indicare chi fosse più a rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19. Una volta identificate quali mutazioni si verificassero più spesso nei pazienti gravi, il team ha così utilizzato un altro set di dati che descrivevano quali regioni del genoma sono importanti per i diversi tipi di cellule all’interno del tessuto polmonare.

Sovrapponendo tutti questi risultati, i ricercatori sono riusciti a individuare non solo quali geni non funzionavano, ma anche all’interno di quali tipi cellulari. “Durante la ricerca abbiamo individuato l’architettura genetica alla base dell’infezione da coronavirus e scoperto che questi 1.000 geni rappresentano tre quarti dei driver genetici per la Covid-19 grave”, spiega il co-autore Johnathan Cooper-Knock. “Questo è importante per capire perché alcune persone hanno avuto sintomi più gravi di Covid-19 rispetto ad altre”.

In particolare, i ricercatori hanno dimostrato che la gravità di Covid-19 è in gran parte associata a una risposta indebolita di due tipologie di cellule immunitarie: le cellule Natural Killer (Nk) e le cellule T. “Le cellule Nk, la prima linea di difesa del corpo contro le infezioni, sono note per la loro capacità di distruggere virus e cellule tumorali”, spiega Cooper-Knock. Le cellule Nk, inoltre, aiutano a produrre una serie di proteine del sistema immunitario chiamate citochine, tra cui l’interferone gamma, un attivatore chiave delle cellule immunitarie. Agendo con questa citochina, le cellule Nk attuano una difesa immediata e coordinata contro le infezioni virali. “Le cellule Nk sono come generali in guerra”, prosegue l’esperto. “Mobilitano altre cellule immunitarie, dicendo loro dove andare e cosa fare. Abbiamo scoperto che nelle persone con grave infezione da coronavirus, i geni critici nelle cellule Nk sono espressi meno, quindi c’è una risposta immunitaria meno robusta”.

I geni appena individuati, concludono i ricercatori, sono paragonabili a quelli mutati Brca che predispongono al cancro al seno e alle ovaie. “I nostri risultati gettano le basi per un test genetico in grado di prevedere chi nasce con un rischio maggiore di Covid-19 grave”, commenta Michael P Snyder, tra gli autori dello studio. “Immaginiamo che ci siano mille cambiamenti nel Dna legati a Covid-19 grave. Se avete 585 di questi cambiamenti, ciò potrebbe rendervi piuttosto suscettibili e vorreste prendere tutte le precauzioni necessarie”. Tra cui, per esempio, alcuni farmaci, già proposti per il trattamento di alcune neoplasie, che si legano ai recettori sulle cellule Nk e li attivano per avere una risposta più robusta. “Sono già in corso prove di infusioni di cellule Nk per la Covid-19 grave”, conclude Cooper-Knock.

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