lunedì, Luglio 15, 2024

Cos’è la diossina e perché è pericolosa per la nostra salute

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Allarme diossina nella capitale dal pomeriggio di mercoledì 15 giugno, quando si è verificato un incendio di vaste dimensioni nell’area dell’ex discarica rifiuti di Malagrotta, alla periferia ovest di Roma. Nonostante la discarica sia stata chiusa nel 2013 e non serva più la capitale, al suo interno sono ancora presenti impianti di trattamento rifiuti. Come riporta Ansa, infatti, il rogo ha colpito soprattutto due capannoni dove erano stoccati carta e plastica e un impianto di compostaggio. Nel frattempo, attraverso una nota, il comune di Roma ha disposto la chiusura delle scuole e delle attività ludico ricreative nel raggio di sei chilometri dalla zona dell’incendio, raccomandando alla popolazione di adottare misure precauzionali, come chiudere le finestre, non utilizzare i condizionatori e non consumare alimenti provenienti dalle aree circostanti. 

La grande coltre di fumo che si è sollevata dal sito ha allarmato gli abitanti della zona, preoccupati del rischio di emissione di diossina e altre sostanze tossiche: il comitato dei cittadini di Valle Galeria ha denunciato su Facebook che “oltre al rischio diossina liberata nell’aria ci sono i depositi di gas e benzina adiacenti che sono stati allertati“. 

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Diossine, cosa sono e dove si trovano

Come riporta l’Istituto superiore di sanità (Iss) vengono chiamate sotto il nome di diossine alcune sostanze formate da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro – le policlorodibenzodiossine (Pcdd), i policlorodibenzofurani (Pcdf) e alcuni policlorobifenili (Dl-Pcb) – che hanno caratteristiche chimiche, fisiche e tossicologiche comuni tra loro. Si tratta di composti chimici che hanno origine soprattutto dalle attività umane, sono particolarmente persistenti nell’ambiente e tossici per gli esseri viventi e per l’ambiente stesso. Sebbene, infatti, le diossine possano derivare da fenomeni naturali come eruzioni vulcaniche e incendi boschivi, esse consistono soprattutto in sottoprodotti di processi industriali, tra cui combustione di materie plastiche, rifiuti e composti a base di cloro, sbiancamento della carta e produzione di alcuni diserbanti e pesticidi.

In particolare, come si legge nella pagina dedicata dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono proprio gli inceneritori di rifiuti tra i principali responsabili del rilascio di diossine nell’aria. In passato, infatti, i gas che derivavano dall’incenerimento dei rifiuti possedevano elevate concentrazioni di Pcdd e Pcdf, mentre i Pcb, il cui utilizzo è adesso vietato a livello globale, avevano vasto impiego in numerose applicazioni industriali. Nonostante siano state apportate numerose migliorie tecnologiche agli impianti di smaltimento dei rifiuti e alcune fonti di diossine non siano più utilizzate nell’ambito industriale, lo smaltimento improprio di materiali contaminati e la combustione di rifiuti incontrollata possono provocare il rilascio di diossine nell’aria, con conseguente contaminazione ambientale. In effetti, a livello globale le diossine sono ovunque, e i livelli più alti si trovano in alcuni terreni (dove si sono accumulati nel corso degli anni) e negli alimenti, in particolare latticini, carne, pesce e crostacei.

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