lunedì, Luglio 15, 2024

Milano sogna una palazzo arcobaleno, simbolo di una città più inclusiva

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Un’evoluzione enorme rispetto al grande attivismo milanese degli anni 80 e 90, che Monica J. Romano ricorda con rispetto e ammirazione: “Io ho iniziato nel 1998 e conosco il lavoro straordinario dei volontari. Spesso mi sono ritrovata a dover cercare una prima accoglienza a persone transgender e fino alla fine degli anni 90 non c’era nulla in Lombardia”. “L’attivismo fatto fino ad oggi dobbiamo ricordarlo con affetto”, ricorda Romano, “Tenerne memoria. Io ho ricordi di tante situazioni, persone che mi chiamavano in piena notte perché volevano togliersi la vita. Mille volte ho sentito una responsabilità a volte anche troppo grande rispetto ai miei limiti, alle mie competenze: nella mancanza si dà supporto come si può, e credo che l’attivismo a volte sia davvero eroico. L’evoluzione di cui parliamo oggi sarebbe un salto di qualità molto importante, e sarebbe anche un luogo per conservare la memoria storica del movimento. Vorrei che chi oggi è giovane e si affaccia all’attivismo LGBTQ+ trovasse tempo e spazio per imparare: per sapere cosa è stato fatto in passato, perché solo con la memoria storica avremo le coordinate per continuare questo viaggio”.

Ora resta da capire come trasformare il progetto in realtà. A sostenerlo, oltre a Monica J. Romano, molti altri consiglieri appartenenti alla comunità, come Angelo Turco (vicepresidente del consiglio comunale), Marco Mazzei (presidente sottocommissione mobilità attiva e accessibilità) e Michele Albiani (consigliere e responsabile diritti PD). “Puntiamo molto su questa consigliatura”, chiosa Romano, “Che ha il più alto numero di persone lgbt elette in consiglio comunale, anche con presidenti di municipio: a seguito dell’affossamento del ddl Zan c’è stata una chiara reazione della comunità. Questa consigliatura deve porre le basi oggi, ora, portare a casa il risultato”.

Del progetto si vociferava da anni, ma ora è finalmente chiaro e definito: uno spazio che parta dai servizi, polifunzionale, ampio, accogliente, con spazi modulari, accessibile a chiunque e a tutte le età, raggiungibile dal trasporto pubblico, visibile e riconoscibile. Già mercoledì 15, all’evento di presentazione, era partita la gara tra municipi per accaparrarsi la location, ma quello che serve ora è un impegno pubblico preso dal Comune. Diverse le ipotesi, dallo spazio ibrido tra pubblico e privato alla rivalutazione di aree in disuso. Da subito dovranno essere realizzati dei piani di fattibilità che rendano, nel tempo, il progetto economicamente autonomo se non una vera e propria risorsa per la città. La data ideale per Arcigay rimane quella delle Olimpiadi 2026, quando oltre ai colori della bandiera Lgbtq+ Milano porterà anche quelli dei paesi di tutto il mondo.

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