martedì, Luglio 23, 2024

La mia prima volta al WRC: il Rally Italia in Sardegna e le plug-in che fanno rumore

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Il Rally di Sardegna 2022 è stata la mia prima volta al seguito di una tappa del campionato WRC e, come tutte le prime volte, è di quelle che lasciano il segno. Quest’anno poi il contesto è di quelli da pietra miliare, perché il campionato ha un nuovo regolamento e perché le auto che corrono nella massima categoria sono delle vere e proprie ibride plug-in, ce lo aveva raccontato qui Nicola.

LA TEORIA


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Tra teoria e pratica c’è spesso “di mezzo il mare”, e questa esperienza me l’avrebbe fatto capire, ma facciamo un passo indietro. Il mondo del motorsport non era nuovo per me: l’ho vissuto da protagonista, pur in versione meno sfarzosa e costosa, quando correvo con i kart, dei 125 a marce da una quarantina di cavalli. Poi l’ho conosciuto nel dietro le quinte del rally, a bordo pista nella Formula E infiltrandomi come fotografo, nei paddock e sugli spalti della Formula 1, della MotoGP e della Superbike. Ero quindi a conoscenza delle enormi strutture che appaiono e scompaiono nell’arco di pochi giorni, così come avevo ben in mente la tecnica delle auto, le difficoltà dei meccanici e via dicendo.

Mi mancava, almeno per il rally, l’esperienza del fan, il seguire direttamente auto e piloti in uno degli scenari più difficili perché qui non si parla di una comoda seduta in tribuna, ma di zone impervie dove arrivare scarpinando per seguire il passaggio delle auto, incoraggiare i piloti e trovarsi subito dopo in una nuvola di polvere…

PROTOTIPI IBRIDI PLUG-IN


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Quest’anno è stato proprio quello in cui il mondo del WRC si è staccato maggiormente da quello delle auto di serie, proprio in virtù della volontà di spingere sul pedale dell’elettrificazione. Lo farà fino al 2024 con l’attuale regolamento, poi vedremo cosa cambierà. La nuova i20 N Rally1, l’auto che abbiamo seguito in prima persona mentre combatteva (e vinceva) contro le avversarie di Toyota e Ford, ha ormai poco da condividere con la Hyundai i20N stradale che in passato era una parente stretta.

Qui il motore è un 4 cilindri turbo, 1.6 T-GDI da 380 CV e 450 Nm di coppia che può sfruttare l’aiuto di un motore elettrico da 134 CV. La batteria è da 3,9 kWh, configurandosi come una vera e propria ibrida plug-in, con tanto di presa tipo 2 per la ricarica e un’autonomia in modalità elettrica di 20 chilometri.


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12 Gen

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Siamo quindi entrati in un triennio di novità e di forte necessità di sviluppo tecnico perché il WRC, dagli ingegneri ai piloti, si trova a dover fare i conti con qualcosa che gli stava stretto. Parlando con Julien Moncet, Deputy Team Director e Powertrain Manager (in foto), la prima domanda e provocazione che gli lancio è proprio sul sistema ibrido.

Si scopre che ci sono due fronti e due problematiche. Gli ingegneri odiano dover a che fare con una “scatola chiusa” che non possono toccare o modificare. Motore elettrico, batteria e inverter, infatti, sono contenuti in una black box da un centinaio di chilogrammi che è unica per tutti i costruttori, e va integrata lato software e nel sistema di raffreddamento, scegliendo poi come far interagire il motore termico con quello a benzina.

Allo stesso tempo, però, il management ci confessa che non vorrebbe vedere sbloccata la possibilità di lavorare sul sistema ibrido per questioni di risorse: oggi il team ha già tanto da fare per rendere più affidabile la vettura, un progetto tutto nuovo, e se fosse possibile intervenire anche sul powertrain elettrico, gli ingegneri si scatenerebbero drenando risorse alle altre parti dell’auto.

I piloti, invece, hanno altre lamentele: all’inizio l’introduzione dell’ibrido non è stata perfetta, anche se oggi l’interazione tra i due motori è nettamente migliorata e, paradossalmente, le lamentele sono sul motore termico a causa delle conseguenze della riduzione dei costi (solo cinque marce, la leva al posto dei paddle al volante e via dicendo).

Resta comunque quella percezione di amaro in bocca per il fatto che uno sport fatto di benzina, terra e scarichi aperti abbia dovuto piegarsi all’elettrificazione. Ma è il futuro e queste sono le regole. Quindi tutti mandano giù il rospo, consapevoli che è questo ciò che serve, oggi, a far sopravvivere una competizione da petrolhead come il rally.

LA PRATICA


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In un mondo dove la teoria ci continua a raccontare che i giovani non si appassionano alle auto, prendono sempre più tardi la patente e alla classica Panda a 18 anni preferiscono l’iPhone nuovo di zecca, la pratica della tappa del WRC in Sardegna conferma che in Italia si respira ancora pane e motori. Assiepati tra vegetazione e rocce ci sono gli appassionati più hard core. Si arriva in auto e poi ci si inerpica a piedi per poter guardare il passaggio delle vetture in mezzo ad una piccola folla.

Trovata la posizione migliore per osservare, nel rispetto delle indicazioni di sicurezza fornite dai commissari, assisto ad un via vai di persone. I più giovani arrivano con le moto, approfittando delle strade sterrate che portano alla curva per un sano offroad.

Poi c’è chi approfitta per una scampagnata e ci sono i pacchetti per i più fortunati, quelli che vengono scaricati direttamente sul posto dagli elicotteri che diventano i taxi volanti del rally.

Tanti gli stranieri, tanti i giovani, ma le famiglie si concentrano soprattutto nel secondo passaggio a cui assistiamo, dove la speciale è ambientata in un contesto fatto di alberi di sughero.

Qui la partecipazione del pubblico è nettamente superiore: famiglie e gruppi di amici sono organizzati con tavolate dove il cibo non manca, ed è una di quelle situazioni che più mi ricorda la grandissima partecipazione di pubblico accampato intorno al circuito nel mondo delle due ruote.

Anche la tappa in riva al mare non delude: una coda verso il parcheggio e poi fiumi di persone in marcia verso le colline che danno sulla lingua di terra vicina alla spiaggia dove corrono le auto.

Promontori e alture pullulano di persone, tutte più o meno organizzate e con una grande partecipazione da parte di appassionati di ogni età e provenienza.

Infine la festa del podio – qui Hyundai ha ottenuto il primo e terzo posto nella categoria regina – dove tutta la città si è mobilitata, dalle istituzioni ai cittadini, e dove le mura che danno sulla costa si trasformano nella loggia perfetta per osservare la cerimonia.

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