lunedì, Luglio 15, 2024

Milivié 1, 22 esemplari per l'esclusivo restomod del Maggiolone

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Prendere un’icona popolare come il Maggiolino, o per meglio dire il Maggiolone visto che il veicolo base è un 1303 degli Anni ’70, e trasformarlo in qualcosa di unico, estemporaneo ed esclusivo, che fonda tradizione e avanguardia. In sintesi è quello che si è messo in testa di fare Jonathan Engler, ingegnere con una forte vena artistica, dando vita al progetto Milivié 1, un restomod particolarmente ricercato che ricorda, per complessità, le opere del restauratore Singer, specializzato però in vetture Porsche.

La tiratura di questo particolarissimo veicolo è stata fissata in 22 unità, un numero scelto non a caso in quanto la produzione complessiva dell’originale Volkswagen, dalle preserie del ’36 fino agli ultimi esemplari assemblati in Messico e Brasile alle soglie del terzo millennio, sfiora appunto i 22 milioni. Dunque, Engler intende omaggiarne la storia realizzando simbolicamente un esemplare di Milivié 1 per ogni milione di maggiolini originali, con un prezzo indicativo di ben 570.000 euro.

Va detto che le modifiche sono tali e tante da lasciare in realtà ben poco del modello base, appena la struttura della carrozzeria e il pavimento, mentre tutti gli altri componenti sono riprogettati e migliorati secondo canoni più moderni da un team di 44 ingegneri e creativi che hanno studiato l’intera storia del Maggiolino e le circa 78.000 modifiche apportate al modello nella sua lunghissima carriera per creare qualcosa che pur in chiave attuale riassumesse un po’ tutto il percorso evolutivo di questa iconica auto.

Il motore è un 4 cilindri boxer, come in origine, con cilindrata portata però a 2,3 litri, quasi il doppio del 1300 originale. Alimentato da carburatori Weber ma con accensione elettronica, beneficia di una messa a punto specifica tarata sull’utilizzo a cui ciascun esemplare è destinato, mentre il cambio è un automatico ZF 4HP del tipo utilizzato sulle Porsche 911 Carrera 2 dalla fine degli Anni ’80, ma dotato di tre modalità di gestione – Drive, Sport e Manual – che modificano il comportamento e lo stile di cambiata. E palette al volante realizzata su misura per la mano del proprietario

Il corpo vettura conserva le proporzioni e lo stile di base, ma ha superfici rimodellate con cura per renderlo più levigato e moderno e luci a Led. Non mancano nemmeno evidenti omaggi ad alcuni modelli Porsche, marchio che con Volkswagen condivide l’origine e il genio creativo di Ferdinand Porsche, come lo spoiler a coda d’anatra delle Carrera 2.7 RS, gli scarichi della 935, il taglio alto dei parafanghi della 956 e alcune rientranze nei parafanghi stessi ispirati alla 964 e apprezzabili soprattutto nella vista dall’alto, soltanto per citarne alcuni.

Il design dell’interno è stato definito con l’obiettivo di movimentare le forme geometriche semplici dell’originale e sono dotati di quattro sedili avvolgenti individuali, di un nuovo tunnel centrale che incorpora prese di ricarica wireless, 220V e USB/USB-C. Le informazioni e il controllo del conducente sono gestiti da due schermi touch con software interno e varie grafiche di interfaccia utente, una moderna ed essenziale e una che invece riproduce il disegno e la funzione dei comandi analogici tradizionali da azionare in punta di dita, incluso l’orologio analogico riprodotto nello schermo dell’infotainment e simile a quello installato sul modello storico. L’abitacolo e i rivestimenti sono disseminati di sensori e comandi tattili nascosti nelle superfici e nei tessuti, che rispettano dunque l’aspetto essenziale e spoglio delle vetture di riferimento pur offrendo funzionalità e comfort moderni.

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