martedì, Luglio 23, 2024

Perché le donne transgender sono state escluse dalle gare di nuoto femminile internazionali

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L’intera politica è basata su due assunti, riportati dal documento della Fina pubblicato a seguito del congresso. Per prima cosa, la Fina stabilisce come “il sesso biologico” sia “una determinante chiave delle prestazioni atletiche” e, in secondo luogo, che il divario nelle prestazioni “è dovuto anche alle differenze di sesso che emergono all’inizio della pubertà”. Secondo la Fina il testosterone prodotto fino alla transizione darebbe un vantaggio competitivo ingiusto alle atlete transgender.

Cosa dice a riguardo il Comitato olimpico internazionale

Questa posizione però, va in contrasto con quanto stabilito dal Comitato olimpico internazionale, il cui quadro di riferimento sulla questione specifica come fino a quando le prove non determineranno il contrario, non si dovrà ritenere che gli atleti abbiano un vantaggio competitivo ingiusto o sproporzionato a causa delle loro variazioni di sesso, del loro aspetto fisico e/o della loro condizione di transgender”. Il sottinteso di quanto enunciato dal quadro di riferimento è, appunto, che ancora non esistano prove a dimostrazione di questi vantaggi.

Sul tema la comunità scientifica è divisa. Secondo alcune associazioni sportive e alcuni studiosi, nonostante le terapie ormonali, una donna transessuale conserverebbe delle caratteristiche fisiche, come la densità ossea, che potrebbero costituire un vantaggio in sede di competizione. Dall’altra parte, chi sostiene l’inclusione delle persone transgender evidenzia come il processo di transizione diminuisca sensibilmente queste elementi e che le differenze fisiche tra atleti esistano a prescindere dal sesso di nascita. Uno studio pubblicato all’inizio di quest’anno sul British Journal of Sport Medicine, a firma di Timothy Roberts, evidenzia come le disparità fisiche scompaiano dopo uno o due anni di terapia ormonale, dopodiché le performance sportive sarebbero assolutamente uguali.

I commenti delle associazioni lgbtq+

“Questa decisione improvvisa e discriminatoria è un palese attacco agli atleti e alle atlete transgender, che hanno lavorato per rispettare le politiche di lunga data che hanno permesso loro di partecipare alle competizioni sportive per anni senza problemi – ha dichiarato Joni Madison, la presidente di Human rights campaign, una delle più grandi associazioni statunitensi per i diritti lgbtq+ -. Esortiamo la Fina a rivedere la sua politica e a garantire l’inclusione di tutti gli atleti – comprese le donne transgender – e a consentire loro di partecipare agli sport senza discriminazioni, abusi e molestie”.

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