martedì, Luglio 23, 2024

Rem Koolhaas ha realizzato un'enorme casa di carta per l'ultima sfilata di Prada

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Una settimana prima della sfilata, Koolhaas e Giulio Margheri, architetto dello studio OMA responsabile della progettazione degli spazi dedicati alle sfilate Prada, hanno permesso a GQ di dare un’occhiata al loro processo creativo che, come hanno raccontato, procede essenzialmente in parallelo al lavoro della signora Prada e, ora, di Raf Simons. Prima di iniziare a lavorare allo scenario della sfilata Primavera 23, Koolhaas e Margheri si sono informati sul fatto che i temi della stagione sarebbero stati «l’innocenza, l’infanzia e la semplicità», come lo stesso Margheri ha spiegato durante una conversazione in collegamento su Zoom. In questo modo sono arrivati all’idea di utilizzare il materiale cartaceo, come hanno raccontato i due in una e-mail di risposta: «La carta è un materiale semplice che ci permette di dare espressione alle nostre intenzioni; è la superficie di base su cui esprimiamo le idee. In questo progetto volevamo esplorare le sue qualità di elemento architettonico, in modo simile a quanto fanno i bambini per esprimere la loro immaginazione».

Al pari della signora Prada, Koolhaas è convinto che la propria pratica creativa sia intimamente connessa all’attualità politica e all’evoluzione sociale. In questa occasione la scelta di usare materiali semplici e riciclabili al 100% è nata da un «particolare tipo di resistenza al lusso» ha sottolineato l’archistar. Un approccio in apparenza ironico, visto che i modelli hanno sfilato con abiti di lana e minuscoli pantaloncini di pelle destinati alla vendita al dettaglio al prezzo di molte migliaia di dollari. Koolhaas, però, non si occupa di vendere abiti. Il loro scopo principale è, come ha detto insieme a Margheri, «trasmettere uno stato d’animo, proporre un nuovo modo di pensare». Hanno poi aggiunto: «Abbiamo sempre condiviso con Prada la resistenza allo spreco nella progettazione degli spazi espositivi… Oggi, più che mai negli ultimi tempi, il lusso si ritrova in contrasto con l’aumento dei costi del carburante, del cibo e dei materiali da costruzione. In un mondo in cui la violenza diventa sempre più una regola, volevamo creare uno spazio che trasmettesse una sensazione di gentilezza e sobrietà».

Sebbene OMA progetti le scenografie senza vedere nemmeno un brandello di abito, secondo Koolhaas c’è stata una reciproca ispirazione nel risultato finale. In particolare, tale influenza è risultata evidente alla sfilata di Prada, caratterizzata dalla semplicità della scenografia e da una palpabile dimensione infantile. Rispetto alla passata stagione, contrassegnata da spalle possenti e bomber robusti del genere adorato da Drake, le silhouette della Primavera 23 sono ridotte e spartane, come se fossero state realizzate in un periodo di carenza di tessuto. Il modello più appariscente è stato un semplice e raffinato motivo a quadretti, mentre quattro look consecutivi sono stati prodotti con denim da lavoratore. L’unico accessorio caratterizzato da un certo glamour è stato uno stivale western dalla punta esagerata, lavorato e brunito per sembrare vintage. Lusso, certo, ma in un contesto in cui si respira la consapevolezza della complicata situazione in cui ci troviamo a vivere.

Al termine della sfilata, gli abiti sono stati spediti agli showroom e agli impianti di produzione. E il set? Verrà smontato e riciclato, grazie all’impegno che Koolhaas descrive come un interesse reciproco di OMA e Prada per la sostenibilità. «Da questo punto di vista, il valore attribuito alla creazione dello spazio è davvero importante quanto la collezione», ha dichiarato Koolhaas. Altrettanto fondamentale è quanto accade una volta che gli spettatori mettono via i telefoni e si dirigono verso la prossima sfilata.

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