domenica, Luglio 3, 2022

L’ondata di dimissioni nelle aziende tech sta rendendo un inferno il lavoro di chi è rimasto

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Margot* è una content manager assunta in una startup di Berlino che realizza software di collaborazione aziendale. Sperava che quest’anno il suo lavoro sarebbe diventato più facile, ma dopo una serie di dimissioni andate avanti per diversi mesi, all’inizio di maggio la sua azienda ha annunciato il blocco delle assunzioni. “Significa che non possiamo nemmeno coprire le posizioni scoperte, e quindi un sacco di lavoro viene distribuito tra i vari team e diverse cose non vengono portate a termine – racconta Margot –. Ci è stato detto di fare di più con meno risorse, che in pratica significa raggiungere gli stessi obiettivi senza le persone che ci aiutano a raggiungerli. Mi è stato anche detto di dimezzare il budget del mio team“.

Per rimediare alle carenze, Margot lavora più a lungo e anche nei fine settimana: “Faccio fatica a staccare la spina e a dormire, e questo si ripercuote sulla mia alimentazione – spiega –. Il lavoro ha preso completamente il sopravvento sulla mia vita e, a causa della crisi tecnologica, c’è la sensazione che se non ottengo risultati potrei essere tagliata, o magari tra qualche anno l’azienda non esisterà più“. Anche se i suoi dirigenti sostengono di aver migliorato il processo con cui individuano le priorità, Margot spiega che tutti i dipendenti dell’azienda lavorano sotto pressione per colmare le lacune, e che l’atmosfera è diventata stagnante e tesa.

Il bacino di lavoratori tecnologici a cui le aziende possono attingere si è ristretto drasticamente: l’ultimo rapporto sulle assunzioni di Datapeople mostra che negli Stati Uniti gli annunci di lavoro di 10mila aziende nel comparto sono quasi raddoppiati nel 2021, mentre il numero medio di candidati si è ridotto di un quarto. Nel Regno Unito si registra la più alta carenza di competenze tecnologiche nella storia del paese, mentre in Germania nel 2021 le offerte di lavoro nel settore sono aumentate del 12 per cento raggiungendo le 96mila unità, il livello più alto dal 2011. Circa il 70 per cento delle aziende canadesi afferma di aver bisogno di più dipendenti nel settore tecnologico, e di avere difficoltà a trovare e assumere persone con le competenze necessarie. Si tratta di un problema a livello globale: il 67 per cento delle aziende leader nel digitale sostiene che le attuali difficoltà impediscono alle organizzazioni di stare al passo dei cambiamenti.

Il logoramento dei dipendenti

I dipendenti che sono rimasti, nel frattempo, si stanno sfiancando nel tentativo di colmare il vuoto. I dati pubblicati da TotalJobs a fine aprile riportano che oltre un terzo dei lavoratori del Regno Unito ritiene che il proprio carico di lavoro sia diventato ingestibile a causa delle carenze nel personale. Negli Stati Uniti, quasi la metà (il 49 per cento) dei lavoratori dichiara di essere esaurita, e due terzi individuano come causa la carenza di personale (secondo uno studio della società di consulenza manageriale Eagle Hill Consulting, il numero cresce tra le donne e i giovani).

Non si tratta di un fenomeno nuovo. All’inizio del 2021, quando è iniziato il fenomeno ribattezzato come la Grande dimissione, le carenze di personale hanno costretto i lavoratori rimasti nelle aziende a sobbarcarsi maggiori responsabilità, con alcuni dipendenti che hanno addirittura iniziato a destreggiarsi tra più ruoli a tempo pieno. Secondo la Society for Human Resource Management, un’associazione statunitense che si occupa di risorse umane, oltre la metà dei lavoratori che negli Stati Uniti hanno scelto di mantenere il proprio posto di lavoro sostiene di essersi assunta maggiori responsabilità in seguito alle dimissioni nella propria azienda. Tuttavia, mentre nel 2021 il repentino aumento dei tassi di dimissioni è stato grossomodo in linea con le nuove assunzioni, il 2022 ha segnato l’inizio di una nuova era. Le aziende stanno congelando le assunzioni o semplicemente non riescono a trovare il personale di cui hanno bisogno. A novembre quasi la metà (il 47 per cento) delle aziende britanniche ha dichiarato di avere posizioni vacanti che fatica a coprire, e oltre il 25 per cento prevede che la tendenza aumenterà nei prossimi mesi.

I dipendenti che non hanno rassegnato le dimissioni sono ormai esausti, stufi e in cerca di una via di fuga. Idris*, che vive a Manchester, non ricorda un periodo in cui il suo gruppo di lavoro è stato al completo. Da quando, all’inizio del 2020, è entrato a far parte del team che si occupa dei prodotti di una startup tecnologica nel settore assicurativo, ha assistito a tre ondate di dimissioni: “Il primo gruppo se n’è andato verso la fine del 2020, quando era chiaro che la pandemia sarebbe proseguita“, spiega.

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