domenica, Luglio 3, 2022

Chi potrebbe ritrovarsi il bonus 200 euro già nella busta paga di giugno

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Il bonus 200 euro potrebbe essere inserito nella retribuzione di giugno pagata a luglio. Il contributo una tantum introdotto dal governo nel decreto Aiuti di maggio per permettere ai circa 31 milioni di beneficiari di stabilizzare i propri consumi nonostante l’inflazione era stato previsto per la busta paga di luglio. Tuttavia, secondo quanto si legge nel messaggio 2502/2022 che l’Inps ha diffuso il 23 giugno, esistono circostanze in cui il bonus può essere inserito nello stipendio di giugno. In particolare, i casi citati sono i rapporti lavorativi particolari, come il part time ciclico, o la presenza di un contratto collettivo nazionale del lavoro (ccnl), ovvero un contratto di lavoro stipulato a livello nazionale tra le organizzazioni rappresentanti dei lavoratori, i sindacati e i datori di lavoro, con una clausola che prevede lo slittamento del pagamento della retribuzione al mese successivo. 

Nel caso di un rapporto di lavoro normale, al quale quindi si applica un ccnl che non prevede alcuna clausola sul pagamento posticipato della retribuzione e con il datore di lavoro che paga lo stipendio entro la fine del mese, i 200 euro verranno erogati normalmente nella busta paga di luglio. Qualora, invece, il rapporto di lavoro sia, per esempio, un part time ciclico che prevede la prestazione lavorativa a giugno ma non a luglio, allora il bonus verrà inserito nella busta paga nel mese di giugno, anche se tale retribuzione verrà di fatto corrisposta a luglio. 

Allo stesso modo, se un’azienda applica un ccnl che prevede lo slittamento del pagamento della retribuzione al mese successivo alla prestazione lavorativa, allora i 200 euro vanno nella busta paga che fa riferimento al mese di giugno

Con l’avvicinamento del mese di luglio e quindi dell’inizio dell’erogazione del bonus 200 euro, pensato in teoria per essere quanto più automatico possibile, si stanno rendendo necessari diversi chiarimenti riguardo all’iter di erogazione per le diverse categorie. Questo chiarimento da parte dell’Inps segue i dubbi scaturiti dalla necessità di autocertificazione per lavoratori dipendenti e i chiarimenti su categorie specifiche come docenti, titolari con rapporti di lavoro plurimi, e altri. 

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