domenica, Luglio 3, 2022

Come è stata stabilita la vera data dell'eruzione del Vesuvio (no, non fu in estate)

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Secondo Plinio il Giovane, che visse al tempo degli eventi, era il 24 agosto del 79 d.C. quando la furia distruttiva del Vesuvio travolse l’intera area circostante, radendo al suolo città come Pompei ed Ercolano. Quanto sappiamo finora di una delle più famose – e mortali – eruzioni di sempre, però, potrebbe non essere del tutto corretto: la data reale della catastrofe naturale, infatti, sarebbe il 24 o il 25 ottobre del 79 d.C. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dal Centro nazionale delle ricerche (Cnr), che ha integrato dati provenienti da numerose discipline, dallo studio dei sedimenti alla rilettura delle fonti storiche, per seguire nel dettaglio tutte le fasi dell’eruzione quasi duemila anni fa. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista su Earth science reviews.

Il problema della data

La storia dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è decisamente nota: improvvisamente, all’una del pomeriggio, quando gli abitanti delle città a sud di Napoli come Pompei, Ercolano e Stabia erano immersi nelle loro attività, si verificò una violentissima eruzione esplosiva, in cui lava, ceneri e lapilli incandescenti si riversarono nelle aree circostanti, travolgendo tutto ciò che incontravano, comprese abitazioni, oggetti e persone. Eventi del genere fanno parte di quello che viene detto vulcanismo esplosivo, che, indica eruzioni in cui si verifica la violenta e improvvisa espansione dei gas vulcanici contenuti nel magma. Tra i fenomeni del vulcanismo esplosivo più distruttivi ci sono le eruzioni pliniane, caratterizzate dalla fuoriuscita ad alta velocità dal condotto vulcanico di un getto di gas incandescente insieme a pomici e ceneri.

L’eruzione pliniana più famosa e documentata è quella del Vesuvio nel 79 d.C., e non a caso: infatti questo tipo di eruzioni si chiamano così perché le prime conoscenze sull’eruzione esplosiva del Vesuvio si hanno proprio a partire da una lettera scritta da Plinio il Giovane a Tacito, in cui esso descrive minuziosamente gli eventi vulcanici che distrussero Pompei, data compresa. Nella lettera, infatti, compare che l’eruzione avvenne “nove giorni prima delle Calende di settembre”, data che corrisponde al 24 agosto e che per un certo periodo di tempo è stata ritenuta quella effettiva dell’evento catastrofico. In realtà è dal Diciottesimo secolo – afferma Biagio Giaccio, co-autore dell’articolo – che essa è oggetto di numerosi dibattiti, in quanto vi sono diverse evidenze che confuterebbero la versione pliniana: per esempio, ritrovamenti nella zona di frutta tipicamente autunnale, le tuniche pesanti indossate dagli abitanti di Pompei, e infine il ritrovamento di un’iscrizione in carboncino sul muro di un edificio della città andata distrutta che può essere tradotta come ‘Il sedicesimo giorno prima delle calende di novembre – il 17 ottobre, ndr – si abbandonava al cibo in modo smodato’, facendo presupporre che l’eruzione non potesse essere avvenuta prima di quella data.

Un approccio multidisciplinare

In sostanza, nonostante sia una delle eruzioni più studiate e che ha insegnato molto alla vulcanologia moderna, quella del Vesuvio presenta ancora molte questioni aperte. È per questo che gli autori dello studio hanno pensato a un approccio multidisciplinare che integrasse la maggior parte degli studi sull’argomento, combinando diversi approcci di indagine (sfruttando l’analisi di dati storici, stratigrafici, petrologici, geofisici e di modellistica climatica) e seguendo temporalmente gli eventi di eruzione e deposizione dei detriti del 79 d.C, anche a migliaia di chilometri di distanza dal Vesuvio stesso. Il primo risultato è stato quello del cambiamento della data dell’eruzione, stimata adesso al 24-25 ottobre.

Gli autori dello studio, infatti, hanno misurato l’impatto delle singole fasi dell’eruzione sulle aree e sui siti archeologici vicini al vulcano, inseguendo poi le tracce lasciate dai depositi di materiale vulcanico per chilometri e chilometri, fino in Grecia. Non solo: i ricercatori hanno valutato anche gli effetti dell’eruzione sul clima del tempo e sulle sue variazioni a breve termine. Grazie a questi dati, essi si auspicano di trovare nuove prospettive utili per lo studio di eventi simili che potranno verificarsi in futuro. 

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