domenica, Luglio 3, 2022

Perché l'idea di un'estate senza biliardino ci fa così tanta paura

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Sponda, tiro, gol. “Stu-tump”. Il biliardino. Il rumore sordo della pallina che colpisce la parte metallica della porta. Monetina, nuovo rumore sordo. Poi la grandine di palline che scendono ancora per un’altra partita. Suoni inconfondibili che sono stati il vero tormentone estivo di molte nostre vacanze. Per qualche ora, però, sembrava che la musica fosse destinata a cambiare per sempre: i proprietari di molti stabilimenti balneari hanno pensato di rimuovere dai lidi i biliardini  dopo che si è diffusa la notizia secondo cui l’Agenzia delle Dogane avrebbe tassato i possessori di calciobalilla, come avviene per chi ha nel proprio esercizio slot machines e videopoker. In realtà le cose stanno in maniera leggermente diversa: è vero che c’è bisogno di un “nulla osta per la messa in esercizio” del calciobalilla e dei tavoli da ping pong  ed è vero che si rischiano sanzioni fino a 4 mila euro ma l’Agenzia delle Dogane ha fatto sapere che per rispettare la normativa è sufficiente produrre un’autocertificazione

Una famiglia intorno a un biliardino nel 1958

Jon Brenneis/Getty Images

Nel frattempo è successo di tutto. Proteste dei proprietari degli stabilimenti e anche dei futuri bagnanti. In effetti, ci pensate un’estate senza biliardini? Molti, probabilmente, continuerebbero a vivere tranquillamente la propria villeggiatura in spiaggia, certo, ma se l’ultimo divertimento analogico ha resistito allo tsunami digitale, forse, è perché ognuno di noi ha legato a questo affascinante oggetto un ricordo, un’amicizia, un incontro o, perché no, anche un amore. Estivo o meno, non importa. Perché l’emozione di una “rullata” è un qualcosa di molto romantico che ci riporta a quando eravamo bambini e, in piedi su una sedie, provavamo a far girare le manopole come fossero le lame di un frullatore. Lo stesso vale per lo  “Stu-tump” che sentivamo, poco più grandi, quando incassavamo un gol: quel suono così fastidioso era un tonfo al cuore è forse stato per qualcuno di noi il primo momento in cui abbiamo capito che bisogna sapersi rimboccare le maniche e rimettere la pallina al centro per riprovarci, nel tentativo di trasformare quello stesso suono nella melodia più bella del mondo che, solo per quei pochi istanti, dava la sensazione dell’avercela fatta. E ancora: quante liti per la “palla regina”, accompagnata dal grido di battaglia “chi fa questo, vince”. Discussioni che duravano fino alla partita successiva, o fino a quando veniva sbriciolata la montagnetta di monetine tremolanti sopra una delle due porte.

Il calciobalilla, un gioco sociale

Lucio Dalla e Gianni Morandi giocano a biliardino nella casa di Morandi nel 1969.

Lucio Dalla e Gianni Morandi giocano a biliardino nella casa di Morandi nel 1969. 

Umberto Cicconi/Getty Images

Cosa potrebbe esserci di simile tra il biliardino e le slot machines? Probabilmente nulla, nonostante le monetine. I presupposti sono completamente diversi. Al calcio balilla, infatti, per giocare c’è bisogno almeno di due giocatori, anche se il massimo ovviamente è essere in quattro. Per non parlare del capannello che si crea attorno, tra “tifosi”, “esperti” o semplici “curiosi”. Ecco, questa è la differenza: nel biliardino, si gioca insieme, anche se si è avversari. Non c’è nessun banco: il meccanismo patologico difficilmente si può innescare e, probabilmente, questo dipende anche dal luogo in cui è posizionato il calcio da tavola: tra la gente, davanti al mare. Come il pedalò e lo scivolo per i bambini. Perché tutti, ma proprio tutti abbiamo giocato al gioco di maggior successo dal dopoguerra a oggi: da Gianni Morandi e Lucio Dalla (come nella foto a lato), a Papa Francesco. Il biliardino favorisce le relazioni e non le ostacola, come avviene quando si è soli, davanti a un monitor, nel retro di un bar aspettando di vedere tre figure uguali. Un esempio? Nel 2016 lo youtuber Canesecco, pensò di piazzare un biliardino accanto ad alcune fermate degli autobus di Roma, per ingannare le lunghe attese dei passeggeri della Capitale. Il risultato fu un video esilarante: molte persone, grazie al biliardino e alla compagnia degli altri viaggiatori, non si sono neanche accorti dei ritardi biblici degli autobus o, almeno, li hanno affrontati con tutt’altro spirito.

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I luoghi del biliardino

I luoghi, dicevamo, sono importanti. La bellezza di una partita al tramonto, col sole che cala in mare, non ha eguali e lo stesso discorso vale se si gioca davanti al bar di una piazza in un borgo in giro per l’Italia durante una calda serata d’estate. Tuttavia, molto spesso, accade il meccanismo inverso, in cui è proprio il biliardino a trasformare la cornice: sfogliando tra le possibili foto da inserire in questo articolo, per esempio, sono venute fuori immagini di biliardini che tornavano a dar una flebile luce di speranza in luoghi che di speranza ne avevano vista poca, come nei contesti di guerra e povertà. Nel primo scatto dei bambini di Bissau, capitale della Guinea, trascorrono la loro giornata con un vecchio calciobalilla, mentre nel secondo un soldato dell’esercito americano a Mosul, in Iraq, gioca insieme con dei ragazzini in strada.

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