mercoledì, Giugno 29, 2022

A Milano arriva il car sharing 100% elettrico di Renault

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Renault ha il suo car sharing 100% elettrico: Zity. Si parte da Milano. Zity è il risultato di una joint venture tra l’operatore di infrastrutture Ferrovial e Mobilize, la mobility company di Renault Group.

Si parte con una flotta di 450 Dacia Spring, veicolo compatto e robuto da 3,73 metri di lunghezza, e seimila utenti pre-registrati. Tutte le vetture sono dotate di connessione Apple Car Play e Android Auto. Il servizio è free floating: le vetture, cioè, si possono noleggiare e consegnare ovunque nell’ambito del territorio cittadino. Ma gli utenti non potranno ricaricare: ci penserà il produttore francese, che ha stretto accordi con gestori di colonnine pubbliche e private, e dispone di una flotta di furgoncini elettrici in grado di ridare vita alle batterie in un’ora. L’Italia è il terzo paese in cui Zity è disponibile: la prima città è stata Madrid, dove è partito nel 2017, seguita da Parigi (2020) e Lione (2022). 

Una tariffa per i minuti in cui l’auto è ferma

Secondo i dati riportati da Zity, sono 340mila i milanesi che dichiarano di essere utenti attivi del car sharing. Il profilo dell’utente medio? Dai 36 ai 45 anni, di cui il 62% utilizza giornalmente l’auto per i propri spostamenti. Secondo Zity, demografia e potere di acquisto rendono Milano una delle città ideali per lanciare il servizio.  La principale novità del car sharing di Renault sarà la tariffa standby, ridotta rispetto a quella normale. Chi noleggia la vettura per andare al supermercato, spiega la società, pagherà una tariffa normale durante la guida, e una ridotta mentre fa acquisti. Il sistema si occuperà di applicare la tariffa migliore tra quelle disponibili, passando automaticamente alla fascia superiore senza necessità di prenotare in anticipo. 

Per la ricarica, Zity ha stretto accordi con operatori pubblici e privati, e dispone di una squadra di furgoncini elettrici in grado di ricaricare le vetture in un’ora senza bisogno di spostarle. Le vetture saranno equipaggiate con dispositivi di sicurezza a bordo per monitorare la guida in tempo reale e segnalare comportamenti impropri. Secondo l’azienda il programma, denominato Safety Pilot, ha permesso di ridurre del 36% gli incidenti a Madrid, dove è stato lanciato nel 2020. Secondo l’azienda, l’arrivo in città genererà circa 50 posti di lavoro, il 20% delle quali scelto tra persone disoccupate o svantaggiate in regione. 

Il futuro del car sharing

Il car sharing è giunto a una fase di maturità – dice a Wired Thiago Figueira, general manager Italia di Zity -. Il segnale è quando un gruppo comincia ad acquistare i concorrenti”. A maggio Stellantis ha comprato Share Now.  Ma si tratta di un settore storicamente arduo da rendere sostenibile. Tra tasse comunali, manutenzione, incidenti, carburante (o energia elettrica) il momento dei conti, quello di fare utili, è sempre difficile. Il fatto che Renault impieghi le Dacia Spring, più economiche rispetto ad altre vetture in circolazione, può essere interpretato come la prova che l’esperienza insegna, e si punta su costi minori sin all’inizio. Ma  non solo. Si investe anche per altre motivazioni. 

Tramite il car sharing, le case automobilistiche studiano le abitudini di guida degli utenti per proporre veicoli sempre più in linea con le preferenze.  Senza contare che i giovani sono meno interessati al possesso, e più alla fruizione dell’auto. “Il nostro obiettivo è duplice, ma non significa che Zity non debba essere sostenibile di per sé, e questo risultato si ottiene con le economie di scala. A Madrid .- dice comunque Figueira – siamo arrivati a breakeven, e Milano sfrutterà l’esperienza accumulata“. Sull’uso dei dati, riprende il manager, “rispettiamo il Gdpr e come tutti li usiamo per migliorare il servizio, ma non li vendiamo a terzi“. 

Il capitolo dei danni

Capitolo doloroso: quello dei danni. I veicoli sono spesso ammaccati, ed è difficile risalire al responsabile. Quello di segnalare graffi e ammaccature prima di prendere in consegna la vettura è un tema cruciale nel cosiddetto “customer journey”: si cerca il veicolo, si va a ritirarlo, poi si passano minuti a controllare specchietti e fiancate per essere certi di non avere sorprese in fattura. Possibile che non ci sia una soluzione? “Il problema in effetti esiste, ed è di tutti gli operatori. La nostra proposta al riguardo è ancora quella classica, e siamo consapevoli che c’è ancora da migliorare. Per esempio, per l’utente preoccupato, stiamo introducendo la possibilità di ridurre la franchigia da mille a duecentocinquanta euro pagando 2,49 euro in più rispetto al noleggio normale”, dice Figueira.

Comunque, tiene a precisare il manager, “abbiamo già sperimentato alcune alternative come l’uso di fotografie, ma gli utenti hanno risposto in maniera negativa: lo trovano impegnativo. Il nostro obiettivo è quello di non lasciare in flotta veicoli danneggiati. Dipende anche dal pacchetto assicurativo che il singolo operatore ha sottoscritto: da questo punto di vista, abbiamo tutti gli strumenti per far sì che i veicoli siano sistemati, perché la nostra copertura non si limita a furto e incendio”. 

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