mercoledì, Giugno 29, 2022

Chi è Sheryl Sandberg, la donna più importante nel mondo tech

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Nel 2012 diventa l’ottavo membro (e la prima donna) nel consiglio d’amministrazione di Facebook. Ancora più importante, però, è il fatto che il suo ruolo continua ad ampliarsi: Sheryl Sandberg diventa il fidatissimo braccio destro di Mark Zuckerberg e il volto pubblico della società; la persona incaricata di affrontare pubblicamente le vicende più spinose, di parlare con i media, di tessere le relazioni con i giornalisti e con i politici. Col tempo, di fatto, Facebook diventa una società guidata in maniera paritaria da lei e da Zuckerberg.

L’impegno per le donne

L’attenzione di Sandberg anche in questi anni si concentra su alcune situazioni che le stanno a cuore. Da una parte, il supporto economico alle piccole realtà commerciali – e in particolar modo quelle gestite da donne e uomini neri – messe a durissima prova dalla pandemia (e che rappresentato anche un’importante fonte di introiti delle “sponsorizzate” di Facebook). Dall’altra, il suo storico supporto alla causa femminile: nel 2013 ha scritto il manifesto aziendal-femminista Lean In, capace di vendere oltre 4 milioni di copie e dal quale è gemmata una no-profit omonima di cui oggi fanno parte circa 50mila donne.

Nonostante la sua attività filantropica, lo straordinario successo che Facebook ha avuto anche grazie alla sua guida e nonostante col tempo abbia messo assieme un patrimonio stimato in 1,6 miliardi di dollari, le cose per Sheryl Sandberg non sono sempre filate lisce. Al contrario: le molteplici polemiche che negli ultimi anni hanno travolto Facebook l’hanno spesso vista al centro dell’attenzione, essendo lei stata per molto tempo la figura più esposta pubblicamente della società fondata da Mark Zuckerberg.

Inevitabilmente, tutto ciò si è ripercosso su di lei: secondo un articolo del 2018 del Wall Street Journal, lo stesso Mark Zuckerberg ha incolpato lei e il suo team per le ricadute pubbliche legate allo scandalo Cambridge Analytica”, arrivando addirittura a farle temere che il suo posto potesse essere a rischio. Nel 2020, invece, sempre il WSJ aveva raccontato del cambio negli equilibri di potere tra le due figure di vertice di Facebook, considerate per lungo tempo quasi paritarie”

Le ombre

L’immagine di Sandberg è stata però offuscata anche nella sua attività da femminista, danneggiata dal fatto che Facebook sia stato spesso accusato di essere uno strumento di diffusione della misoginia, del razzismo e della disinformazione: “Sheryl Sandberg può anche raccontare di essere una femminista, ma le sue decisioni all’interno di Meta hanno reso le piattaforme di social media meno sicure per le donne, le persone di colore e per il sistema elettorale statunitense”, ha per esempio dichiarato Shaunna Thomas, leader del gruppo per i diritti delle donne UltraViolet. 

Per certi versi, quindi, il suo addio a Facebook è meno improvviso di quanto potrebbe sembrare a prima vista e potrebbe anche essere legato a un logoramento iniziato almeno quattro anni fa. E adesso, che cosa la attende? Visti i suoi inizi nel mondo delle istituzioni, la sua propensione alla filantropia e il fatto che già in passato si sia parlato di lei come possibile ministro del Tesoro statunitense, qualcuno ha ventilato la possibilità di un suo ingresso in politica.

Lei per il momento nega, affermando di non avere piani per il futuro diversi da occuparsi delle sue attività filantropiche e della sua famiglia (oltre a smaltire le tossine probabilmente accumulate nel corso di questi difficilissimi quindici anni). Considerata la sua statura e l’età ancora relativamente giovane (53 anni), è difficile immaginare che Sheryl Sandberg non tornerà – in tempi più o meno brevi – a rivestire qualche ruolo apicale dalle parti della Silicon Valley. O magari direttamente nella natia Washington.

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