mercoledì, Giugno 29, 2022

Chi prende la pillola ha meno tendenze suicide

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Tuttavia, non abbiamo ancora una risposta che chiarisca in modo definitivo l’esistenza di un legame tra pillola e umore. Il problema principale è che la maggior parte degli studi condotti finora sono stati condotti su un campione trasversale, hanno monitorato cioè un gruppo di donne che usano la pillola confrontandole con un gruppo che invece non ricorre al farmaco. “Non si tiene conto del fatto che le donne che hanno provato la pillola e hanno riscontrato effetti negativi sull’umore o sulla sessualità poi hanno smesso di prenderla – spiega Cynthia Graham, docente di salute sessuale e riproduttiva della University of Southampton e direttrice del Journal of Sex ResearchÈ il cosiddetto bias di sopravvivenza, o bias dell’utilizzatore sano“.

Studiare se un farmaco è causa di disturbi come la depressione e gli istinti suicidi, poi, è molto complicato. Fattori esterni come il contesto socioeconomico, lo stato civile, una storia familiare di disturbi mentali, per esempio, sono tutti elementi che influenzano le conclusioni delle ricerche.

L’impatto dello studio danese del 2016

La ricerca più famosa sul tema è uno studio danese del 2016, guidato da Charlotte Wessel Skovlund, che ha seguito oltre un milione di donne di età compresa tra i 15 e i 34 anni per oltre 14 anni. Lo studio ha riportato che le donne di età compresa tra i 15 e i 19 anni che assumevano contraccettivi orali avevano circa l’80 per cento di probabilità in più di essere oggetto di una diagnosi di depressione o la prescrizione di antidepressivi. Le partecipanti che assumevano contraccettivi solo a base di progesterone avevano il doppio delle probabilità di sviluppare depressione.

Lo studio ha fatto notizia a livello internazionale, e diverse donne hanno visto confermate le loro esperienze con il farmaco. Non si trattava solo di persone che assumevano la pillola: anche altri metodi contraccettivi a lungo termine come gli impianti ormonali, i cerotti e i dispositivi intrauterini sembravano avere un effetto negativo sull’umore. Lo studio danese, ad ogni modo, non ha messo la parola fine alla saga.

Si è trattato di uno studio ben fatto per quello che è possibile fare con i dati osservazionali“, spiega Ruben Arslan, psicologo della personalità dell’università di Lipsia. Il termine chiave in questo caso è “osservazionale“: il problema principale dello studio è riassumibile con il noto principio secondo cui la “correlazione non implica causalità“: è stato riscontrato un legame tra contraccettivi e depressione, ma non una prova definitiva che la seconda sia causata dalla prima. Gli autori dello studio hanno verificato la presenza di alcuni fattori che potevano inficiare i loro risultati: hanno escluso le donne che avevano ricevuto una diagnosi di depressione prima dello studio e le donne incinte o che avevano partorito negli ultimi sei mesi (per evitare di includere persone potenzialmente soggette a depressione post-partum). Per individuare la depressione, lo studio ha utilizzato come indicatori una diagnosi medica o la prescrizione di un antidepressivo; in molti casi, tuttavia, la depressione non viene diagnosticata né tantomeno sottoposta a terapie.

Studi più efficaci

Il modo migliore per rispondere a qualsiasi quesito scientifico è svolgere uno studio randomizzato controllato con placebo, lo standard di riferimento nel campo della ricerca. Invece di osservare il comportamento della pillola nel mondo – dove potrebbero entrare in gioco altri fattori di ogni tipo – questo tipo di studio prevede la suddivisione dei partecipanti in due gruppi molto simili; a un gruppo viene somministrata la pillola e all’altro un placebo, senza segnalare ai partecipanti a quale dei due gruppi appartengano. In questo modo è possibile essere molto più sicuri che le eventuali differenze riscontrate tra i gruppi siano causate dalla pillola e non da altri fattori.

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