mercoledì, Giugno 29, 2022

I nuovi maschi

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Chiedo loro cosa ne pensano, da attori, dell’idea che debbano essere sempre di più gli appartenenti alle comunità a interpretare poi quelle stesse comunità sullo schermo.

Rocco: Io penso che l’inclusione di tante categorie nel nostro mondo è iperpositiva ed è qualcosa da sostenere completamente. Si parla spesso dei ruoli per le persone transgender, però c’è da chiedersi quali sono le possibilità che le persone transgender hanno in generale di accedere a certi ruoli. È necessario spingere su questo aspetto.

Pietro: Esatto, in un mondo ideale tutti dovrebbero poter interpretare tutto e tutti, certo. Ma è una questione piuttosto pratica, e non ha a che fare con l’idea di fare solo neorealismo in cui tu interpreti solo te stesso e fine. La questione non è che le persone devono interpretare loro stesse quando si parla di minoranze perché sono più brave. Il problema è che è facile dire che tutti devono poter fare tutti, però poi questo concretamente vale solo per alcuni, perché quelle persone che interpretano «tutti» sono sempre lo standard della «normalità» e di conseguenza, anche se non in maniera attiva, si marginalizza chi non appartiene a quello standard. Quindi quello che si cerca di fare è favorire un’inclusione nelle opportunità di accesso al lavoro. Quando le possibilità di accesso saranno per tutti le stesse allora avrà senso dire che tutti possono interpretare tutti. Non è per dire che un gay fa un gay meglio di un etero.

Ma quindi, oggi, cosa vuol dire essere maschi e, soprattutto, cosa devono fare i maschi, oggi, per essere maschi migliori?

Pietro: Io penso che essere un maschio cis, bianco, etero in quest’epoca storica dev’essere faticoso (ride), perché è finalmente stato problematizzato il loro ruolo. Il tema è stato giustamente aperto da chi più di tutti subisce quella problematica, e quindi le donne e le minoranze, ma anche i maschi sono vittime di quei ruoli di genere. Credo che dovremmo arrivare al punto di interrogarci su quali sono anche le ricadute a cascata di quell’idea vecchia di mascolinità. Perché i ruoli di genere sono un problema per tutti. Se le femministe e le persone LGBTQ* hanno elaborato internamente alle proprie comunità le ragioni e delle possibili soluzioni, hanno fatto autocoscienza, sociale culturale e politica, gli uomini questo passo non l’hanno ancora fatto. E lo soffrono però, in silenzio, ne sono preda e non hanno consapevolezza del fatto che questa cosa gli provoca dolore, sono in trappola ma non ne sono consapevoli. E quindi poi ci sono lo spaesamento, la frustrazione e tutto il resto. Quindi forse i maschi di oggi e di domani semplicemente dovrebbero iniziare a capire cosa gli è stato chiesto di essere per potersi considerare maschi.

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