sabato, Agosto 13, 2022

I piani della Malesia per diventare una potenza tech

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All’avanguardia di questa tendenza c’è la Top Fruits, che ha speso circa 1,25 milioni di dollari in tre anni per l’utilizzo di questa tecnologia, che ha portato a un aumento dei rendimenti del 40%, mentre l’impiego della forza lavoro si è ridotto del 30%. I sensori distribuiti sulle sue piantagioni trasmettono i dati sulla qualità e sul contenuto del suolo ai dispositivi palmari dei lavoratori. Gli irrigatori collegati a una rete di tubi vengono attivati a distanza per spruzzare il fertilizzante sugli alberi, mentre i droni sorvolano la piantagione spruzzando pesticidi.

Netti passi avanti anche nell’intelligenza artificiale. Le autorità federali stanno concludendo una sperimentazione a livello nazionale nel settore giudiziario basata proprio sull’Ai. I tribunali regionali del Sabah e del vicino Sarawak stanno testando uno strumento di intelligenza artificiale per le raccomandazioni sulle sentenze come parte di un progetto pilota a livello nazionale. I critici ritengono che che l’Ai possa rischiare di amplificare i pregiudizi nei confronti delle minoranze, affermando che la tecnologia non ha la capacità di un giudice di valutare le circostanze individuali o di adattarsi ai cambiamenti dei costumi sociali. Ma le autorità affermano che i sistemi basati sull’intelligenza artificiale renderanno le sentenze più coerenti e possono smaltire gli arretrati in modo rapido ed economico, aiutando tutte le parti in causa a evitare controversie lunghe e costose.

Il ruolo di Kuala Lumpur sui microchip

La Malesia si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante anche all’interno del cruciale settore dei semiconduttori. La città di Penang è d’altronde conosciuta come la Silicon Valley dell’Est e ha alle spalle decenni di esperienza industriale e manifatturiera. Tra gli altri, il gigante statunitense Intel ha annunciato a dicembre che investirà 7 miliardi di dollari nella città per costruire un nuovo impianto di fabbricazione e assemblaggio di chip, creando 9.000 posti di lavoro. Secondo Bloomberg, nel 2021 in Malesia sono stati registrati sette nuovi progetti greenfield legati ai semiconduttori, per un valore totale stimato di oltre 10 miliardi di dollari: un massimo storico che rappresenta circa il 40% del totale degli investimenti esteri diretti greenfield registrati in Malesia lo scorso anno. D’altronde gli Usa, e non solo, stanno cercando di ridurre la dipendenza nei confronti di Taiwan e del colosso Tsmc per gli ambiti microchip. E la Malesia offre un’alternativa valutata con crescente attenzione. 

A Kuala Lumpur la situazione politica è spesso instabile, ma tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno mai abbandonato l’obiettivo di rendere il paese un centro high-tech regionale globale entro il 2030. Il governo malese ha inoltre predisposto17 roadmap tecnologiche, tra cui quelle sull’intelligenza artificiale, la blockchain, l’elettricità e l’elettronica, i materiali avanzati, la robotica e i vaccini.  Forest City potrà anche essere una città fantasma, ma la Malesia sembra destinata a entrare sempre di più nelle mappe tech dell’Asia.

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