domenica, Agosto 14, 2022

La seconda stagione di Only Murders in the Building si conferma un intrigo brillante

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La prima stagione si era conclusa ciclicamente da dove era iniziata, ma la seconda non perde tempo: ovviamente i tre vengono presto rilasciati e viene loro intimato di abbandonare ogni tipo di attività investigativa, consiglio che si premureranno di ignorare fin dal primo secondo di libertà. Anche perché, ritornati nel loro tanto prestigioso quanto mortifero condominio, si ritroveranno circondati di strani indizi: pare che il vero responsabile della morte di Bunny si stia divertendo a giocare con la loro mente, incastrandoli con varie tracce disseminate in giro. Il pericolo ma soprattutto l’assurdità del caso spingerà Charles, Oliver e Mabel a ricominciare anche il loro podcast, trovandosi in situazioni sempre più bizzarre e imbarazzanti.

Si può dire che questa seconda stagione, soprattutto nella prima parte, sia leggermente più caotica del ciclo originale, anche se vi ritroviamo tutto ciò che ha fatto grande questo titolo: l’umorismo brillante, il senso misurato ma efficace dei colpi di scena, la fusione organica tra intrattenimento e introspezione, alcune scelte sperimentali non da poco, come un episodio fatto solo di flashback. Martin, Short e Gomez poi si confermano attori calibratissimi e nati per recitare insieme. A rimpolpare la qualità dei nuovi episodi ci sono anche new entry di calibro, tra cui troviamo pezzi da novanta come Shirley McLane, Cara Delevingne e Amy Schumer, tutte a interpretare personaggi che ovviamente non sembrano quello che sono. Ma a rendere il tutto ancora più meta- c’è anche il ritorno di volti noti dalla prima stagione, soprattutto i soliti inquilini del condominio che qui svelano nuovi tratti del proprio carattere e soprattutto mostrano di non essere stati messi lì per caso.

Craig Blankenhorn/Hulu

In questo e in altri aspetti ancora, soprattutto dal punto di vista della costruzione dei dialoghi e dei vari rimandi interni, Only Murders in the Building si dimostra nuovamente un meccanismo finemente congegnato. Persino l’Arconia, il tanto citato condominio dove tutto si svolge, diventa una specie di personaggio a sé stante, di cui scopriamo – letteralmente – nuovi lati finora tenuti nascosti. A sottolineare le infinite potenzialità narrative, la storia di questa serie si ripiega quasi su sé stessa per venire raccontata ancora e ancora, ogni volta mostrandoci risvolti inediti, nuovi modi di piegare il confine tra commedia, indagine e dramma, nuove sorprese nel vedere interagire protagonisti eccelsi che ormai sono più familiari che mai. Come un ottimo prodotto true crime, anche questa serie crea dipendenza, quindi preparatevi a sperare nel prossimo – pur fittizio – “omicidio nel palazzo”.

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