domenica, Agosto 14, 2022

Un nuovo studio spiega perché Covid-19 può causare il diabete

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La lista degli effetti collaterali più o meno a lungo termine di Covid-19 sembra non avere mai fine. Nel corso di questi anni di pandemia è risultato chiaro che, sebbene la malattia abbia spesso complicazioni legate alle vie respiratorie, i danni che provoca nell’organismo sono di natura sistemica: dalla perdita di gusto e olfatto, alla stanchezza prolungata, a problemi cardiaci, di natura neurologica e persino l’insorgenza di diabete. Quest’ultima, secondo un gruppo di ricercatori di Osaka, sarebbe dovuta all’aumento dell’espressione del gene Irf1, che altera il meccanismo di segnalazione dell’insulina nell’organismo. I risultati sono pubblicati nella rivista Metabolism.

Lo studio su diversi organi

Il diabete è causato da un difetto nella funzione, o da un deficit nella produzione, di insulina. La trasmissione del segnale dell’insulina all’interno della cellula, in particolare, avviene grazie alla cosiddetta via di segnalazione insulina/Igf, la cui funzionalità è essenziale nella regolazione del metabolismo energetico e della sopravvivenza cellulare. Il sospetto, quindi, era che fosse proprio questo il meccanismo compromesso dal virus Sars-CoV-2.

I ricercatori hanno analizzato l’espressione genica di cellule provenienti da vari tessuti e organi di pazienti che avevano contratto il virus, e hanno eseguito anche indagini in laboratorio con modelli in vivo e in vitro infettati con il Sars-CoV-2. In particolare, hanno cercato i geni che risultavano notevolmente sovra o sotto espressi rispetto ai pazienti, agli animali o alle cellule non infettate.

Il gene responsabile

I risultati hanno mostrato chiaramente che l’infezione da Sars-CoV-2 compromette le vie di segnalazione dell’insulina/Igf nei polmoni, nel fegato, nel tessuto adiposo e nelle cellule pancreatiche. Queste alterazioni sono state associate all’attivazione di un gene, il fattore di regolazione dell’interferone 1 o Irf1, che sarebbe quindi il primo responsabile dell’interruzione del metabolismo della glicemia nelle cellule.

Chi rischia di più

Non solo questo gene si attiverebbe nell’organismo una volta contratto il virus, ma sarebbe anche un fattore di predisposizione a contrarre la malattia in forma grave. L’aumento dell’Irf1 basale dovuto all’età avanzata, all’obesità, al diabete, al sesso maschile o a una variante genetica potrebbe intensificare ulteriormente la sua attivazione in risposta all’infezione da Sars-CoV-2, contribuendo ad aggravare la malattia. Dallo studio, infatti, è emerso chiaramente che l’aumento nell’espressione di Irf1 e la conseguente diminuzione della funzionalità delle molecole della via di segnalazione dell’insulina/Igf sono significativamente associate a esiti critici nei pazienti affetti da Covid-19.

La terapia ormonale potrebbe aiutare

Dato l’impatto devastante che il virus può avere su più organi, terapie di tipo ormonale (con diidrotestosterone e il desametasone ad esempio) potrebbero risultare importanti per ridurre l’effetto della malattia sul metabolismo degli zuccheri nel sangue. La loro efficacia è stata testata sulle cellule e i tessuti infettati dal virus in laboratorio, ma i ricercatori ritengono che, identificando i pazienti a maggior rischio e intervenendo per diminuire l’attivazione dell’Irf1, si potrebbero evitare alcune delle gravi conseguenze del Covid-19 e prevenire effetti a lungo termine sul metabolismo come l’insorgenza di diabete.

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