domenica, Agosto 14, 2022

Haier recluta startup europee per la smart home

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Haier recluta startup per la smart home in Europa. La controllata europea del colosso cinese degli elettrodomestici ha creato una società ad hoc e un programma di investimento in società innovative che si occupano di automazione per la casa, nuovi dispositivi elettronici, intelligenza artificiale, cucina, pulizia e servizi per i consumatori. Sul piatto un impegno tra uno e dieci milioni di euro a operazione, a seconda delle dimensioni e della maturità della startup, la previsione di chiudere in media da due a un massimo quattro accordi all’anno e l’impegno a un progetto di lungo termine. Già due investimenti sono andati in porto lo scorso anno: con Origin, startup di Boston che punta a vendere prodotti per la pulizia dei pavimenti in Europa, e con l’acquisto di una quota di minoranza in Europaltners, società che offre servizi di assistenza e riparazione post vendita.

L’obiettivo è affiancare alle attività interne di ricerca e sviluppo idee e innovazioni esterne, che possono rendere Haier più competitiva sul mercato. In particolare nel segmento internet of things (Iot), su cui l’azienda scommette, forte di 4,5 milioni di clienti connessi nel Vecchio continente. Il gruppo, che nel 2019 ha acquisito l’italiana Candy-Hoover, ha l’8,1% di quota di mercato nel settore elettrodomestici e ha chiuso il 2021 con 2,8 miliardi di ricavi.

Da sinistra, il direttore finanziario di Haier Europe, Marco Fossataro, e il direttore dell’ecosistema Iot Andrea Contri (Haier)

Il piano di Haier

Noi immaginiamo percorsi di corporate venture building, un posizionamento diverso dal venture capital puro – spiega il direttore finanziario di Haier Europe, Marco Fossataro -. Pensiamo di entrare con capitale di minoranza o con equity, non per forza con la maggioranza e non per forza con un’exit strategy già definita”. Haier ha costituito una società ad hoc per l’investimento in startup, Haier Europe Open Enterprise (che ha aperto online uno sportello per raccogliere idee e collaborerà anche con acceleratori come Mind the Bridge e Talent Garden), il cui ad è lo stesso Fossataro. I target, spiega il direttore dell’ecosistema Iot Andrea Contri, sono “startup europee, che abbiano una sperimentazione attiva, ricavi nell’ultimo anno, componenti di profittabilità e obiettivi di crescita dimensionale a tre-cinque anni”. Sul piatto, come dicevamo, una forchetta per singolo accordo tra uno e dieci milioni di euro. “Non abbiamo allocato un fondo ad hoc – dice Fossataro –. Prevediamo dai due ai quattro accordi l’anno, con un impegno che può andare dai 5-6 ai 20-30 milioni all’anno”.

Sei le macro-aree sotto i riflettori. La prima è quella di modelli di business guidati dall’internet delle cose, con progetti di servitizzazione tipo Washpass (l’abbonamento al lavaggio in lavatrice di Haier che partirà a settembre). Poi c’è l’automazione delle casa, specie sul fronte risparmio energetico (connettendo elettrodomestici e fornitori di energia) o quello di consegne ed ecommerce. Due linee di investimento sono dedicate a cucina e igiene della casa. Poi innovazione in ambito hardware, dove Contri non esclude uno sguardo allargato a settori vicini, come per esempio il biomedicale, e infine l’intelligenza artificiale per applicazioni utili al consumatore. Come il riconocimento di immagini, assistenti vocali o servizi di manutenzione predittiva.

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