martedì, Luglio 23, 2024

La guerra in Ucraina ha messo i diritti lgbtq+ sotto scacco

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Alle donne transgender è negata la fuga dall’Ucraina in guerra

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Le persecuzioni in Russia

In questo momento il tema caldo che coinvolge questa comunità nella Russia di Vladimir Putin è lo spettro di una nuova bozza di legge volta a bannare la non meglio precisata “propaganda gay”, che vedrebbe i bambini come vittime delle persone lgbtq+. La precedente legge è entrata in vigore nel 2013 e quattro anni dopo è stata definita dalla Corte europea dei diritti dell’uomo discriminatoria e dannosa, poiché incoraggia lo stigma, il pregiudizio e  l’omofobia. “In quasi dieci anni di applicazione le sanzioni previste dalla legge sono state applicate a meno di cento persone”, dice Voronov, ponendo l’accento sul fatto che una legge più recente come quella sulle fake news (che regola quali informazioni siano veicolabili o meno sulla guerra in Ucraina) ha provocato molti più arresti e sanzioni.  

La probabilità che il nuovo disegno di legge diventi legge è però alta. “In questo caso le organizzazioni e gli attivisti lgbtq+ che si oppongono apertamente al governo partecipando alle proteste e difendendo i diritti di questa comunità saranno i primi ad essere colpiti”, commenta Voronov.  Le intimidazioni potrebbero essere rivolte poi anche a coloro che hanno condiviso post su Facebook pro lgbtq+. Una pratica, quella di controllare i contenuti sui social media, che il governo russo mette in campo spesso per reprimere anche il minimo dissenso. Una legge però è solo una parte delle sfide che quotidianamente vivono le persone lgbtq+ nel paese russo. “La vita quotidiana di questa comunità non è realmente influenzata solo dalle normative governative, ma anche  dall’ambiente. Il nostro lavoro è migliorare l’ambiente nel quale queste persone si muovono”, conclude Voronov. Dopo un anno dal lancio di una campagna di advocacy per far sì che le persone transgender potessero ottenere i documenti di identità, i risultati del lavoro di Coming Out sono arrivati. “I documenti di identità potevano in precedenza essere richiesti solo nella propria città natale, e in Russia il costo dei voli per attraversare il paese è molto alto. Ora le persone transgender possono ottenerli tramite internet, commenta Voronov. 

Aggressioni contro attivisti e giornalisti in Georgia

Da un punto di vista legislativo le tutele nei confronti della comunità lgtbq+ in Georgia sono migliori. Da dieci anni a questa parte si sono compiuti decisivi passi avanti che hanno portato all’introduzione di leggi sull’antidiscriminazione in campo lavorativo come sociale. Lo scorso hanno varie organizzazioni hanno sottoscritto un memorandum con quindici partiti politici (i più influenti nel paese, tranne quello al governo) sul tema dell’omofobia nel discorso politico. Un primo passo decisivo anche se, come spesso succede, la giurisprudenza è solo l’inizio di un percorso più lungo di cambiamento sociale. “La spinta del consiglio europeo e dell’unione europea per dotare il paese di un quadro legislativo in questo ambito è stata decisiva, ma la società georgiana è conservatrice e basata sulla famiglia tradizionale”, commenta Giorgi Tabagari, organizzatore del pride che ha luogo ogni anno nella capitale Tbilisi. “Il vero punto è capire a quali diritti le persone lgbtq+ hanno veramente accesso, a prescindere dalle leggi in vigore”, continua Tabagari riferendosi al fatto che la comunità queer è l’unica nel paese alla quale viene privato il diritto a riunirsi: “Lo facciamo con paura e sapendo che è una situazione pericolosa”.  

Le reazioni omofobiche di alcuni gruppi conservatori e di estrema destra sono culminate lo scorso luglio, quando durante la prima marcia per i diritti lgbtq+ nel paese più di cinquanta giornalisti che riportavano l’evento sono stati aggrediti fisicamente. Uno di loro, un cameraman di 37 anni, è morto diversi giorni dopo a causa delle violente percosse. Durante l’evento anche lo stesso Tabagari è stato arrestato per aver insultato un poliziotto mentre cercava di mettersi in salvo dalle aggressioni omofobiche. Anche se subito rilasciato, poteva rischiare fino a 15 giorni di carcere. “Ogni volta che organizziamo il pride veniamo costantemente minacciati, intimiditi, e screditati dal governo anche in maniera indiretta, attraverso la veicolazione di fake news”, afferma Tabagari. I tre attivisti saranno ospiti al Pride di Milano del 2 luglio. 

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