giovedì, Luglio 25, 2024

Stop alle auto endotermiche dal 2035, per Volkswagen la sfida sarà nelle batterie

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Il voto del consiglio dei ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea, che ha di fatto confermato il via libera alla proposta della Commissione Europea di vietare la vendita delle auto endotermiche dal 2035, sta continuando a far discutere e non solamente in Italia. Secondo Arno Antlitz, Chief Financial Officer del Gruppo Volkswagen, la vera sfida non sarà tanto l’abbandono del motore endotermico quanto arrivare a disporre di un’adeguata produzione di batterie.

12 anni dal punto di vista industriale non sono tanti. Secondo Arno Antlitz, l’obiettivo della Commissione Europea è impegnativo ma fattibile. Ma se convertire gli impianti automobilistici non sarà un grande problema, l’impegno maggiore starà nel realizzare un’adeguata catena di approvvigionamento per le batterie.

Le case automobilistiche negli ultimi mesi hanno annunciato diversi progetti per disporre di un’adeguata fornitura di batterie. Tuttavia, trovare abbastanza materie prime per la produzione delle celle potrebbe essere un problema più grande. La mancanza di un’adeguata fornitura di litio, nichel, manganese o cobalto potrebbe rallentare il passaggio ai veicoli elettrici, renderli ancora più costosi e minacciare i margini di profitto delle case automobilistiche che stanno investendo moltissimi soldi nell’elettrificazione della loro gamma di vetture. Uno scenario che non è la prima volta che viene proposto.

Volkswagen intende farsi trovare pronta alla scadenza del 2035. Come sappiamo, ha in programma di realizzare anche 6 Gigafactory in Europa. Tuttavia, il lavoro da fare è molto e sicuramente non facile. Ricordiamo che il problema delle batterie era stato sollevato non troppo tempo fa anche da Carlos Tavares, il CEO di Stellantis.

Il manager aveva parlato di una carenza di batterie per veicoli elettrici entro il 2024-2025, seguita da una mancanza di materie prime entro il 2027-2028 che rallenterà la disponibilità e l’adozione dei modelli elettrici. Per Tavares, infatti, il settore si sta muovendo talmente velocemente che la catena di approvvigionamento e le capacità di produzione non hanno tempo per adattarsi.

Dunque, ci sarà molto da lavorare visto che i tempi, industrialmente parlando, sono stretti. Ci sarà probabilmente bisogno di un maggiore contributo anche dal mondo politico con nuovi progetti a livello europeo a supporto di questa fase di trasformazione.

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