lunedì, Luglio 15, 2024

I dati sull'economia della Russia sono un disastro

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Giovedì 30 giugno in Russia la polizia ha arrestato, con l’accusa di corruzione, Vladimir Mau, uno degli economisti che da decenni cerca senza successo di riformare il Paese dall’interno. È solo l’ultimo esempio di una serie di sconvolgimenti tra le élite economiche della Russia che stanno avvenendo dall’inizio dell’attacco su larga scala in Ucraina. 

Quattro mesi dopo che la coalizione occidentale ha imposto sanzioni senza precedenti sulla Russia, l’economia del Paese impegnato nell’invasione sembra reggere meglio del previsto. La Banca centrale, guidata dalla leggendaria Elvira Nabiullina, è riuscita a stabilizzare il sistema finanziario russo e le autorità stanno cercando di proiettare il loro ottimismo sul futuro. Tuttavia, si tratta di un ottimismo effimero. Le sanzioni iniziano a mordere: i problemi nelle catene di approvvigionamento si stanno intensificando è stato stravolto l’equilibrio tra privilegi economici e potere politico.

Che la Russia vada incontro a tempi turbolenti è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto ufficiale di statistica Rosstat. Uno dei settori più connessi all’economia globale, quello automobilistico, è vicino alla paralisi. Due fabbriche su 20 rimaste aperte, con un crollo del 97% nel numero di vetture prodotte (appena 3.700 vetture prodotte nel mese di maggio, contro le più di 108mila in febbraio). Le vendite della mitica Lada sono crollate dell’84%, i camion usciti dalle catene di montaggio sono diminuiti del 40%, del 60% i frigoriferi, le lavatrici, le locomotive. Si tratta finalmente di dati ufficiali, non voci sfuggite a qualche blogger dissidente, e quindi probabilmente nascondono una realtà a tinte ancor più fosche.

A causa dell’inflazione in salita del 14%, di salari reali e pensioni erosi del 7% in un anno, il russo medio può permettersi di spendere sempre meno. Così la Russia importa sempre meno dall’estero: l’import è calato del 9% dalla Cina, del 60% da Taiwan, Corea del Sud e Giappone, del  30% dalla Turchia. Secondo il rapporto di Rosstat, il Pil di maggio andrà giù del 4,3%. Le previsioni per la fine dell’anno molto peggio: dal -7,8% della banca centrale russa al -15% dell’Institute of International Finance.

Il mito del “rublo forte”

Nonostante ciò, complice l’impennata di prezzi delle materie prime e l’incapacità dell’Europa di sganciarsi dai combustibili fossili russi in pochi mesi, si è venuta a creare una situazione unica: in Russia la merce scarseggia ma, a causa del surplus nella bilancia commerciale, il mercato finanziario “affoga” in valuta estera (dollari e euro). E il rublo, che non trova un mercato all’estero, si è rafforzato al punto tale da essere nominato come “la più forte valuta del mondo” del 2022: in un anno ha guadagnato oltre il 40% sul dollaro statunitense. 

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