domenica, Luglio 14, 2024

Il governo è a favore della depenalizzazione della cannabis

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Favorire la depenalizzazione. Con queste parole il governo ha per la prima volta dato precise indicazioni al parlamento, su come affrontare il tema della cannabis. Le riporta la Relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, stilata dal Dipartimento per le politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. Il testo, pur non essendo una dichiarazione diretta a favore, si pone come un forte sostegno alla proposta di legge sulla depenalizzazione della cannabis attualmente in esame alla Camera.

  1. Cosa dice la relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia
  2. Il contesto internazionale

I testi in discussione prevedono libertà di coltivare un massimo di quattro piante di cannabis per uso personale e cittadinanza ai minori di origine straniera che abbiano frequentato le scuole italiane per cinque anni

Cosa dice la relazione annuale sulle tossicodipendenze

La relazione inviata dal governo al parlamento è stata stilata seguito del termine della conferenza nazionale di 2 giorni sulle dipendenze, a cui hanno partecipato funzionari governativi, delle forze dell’ordine e della sanità, così come altri esperti di settore. A pagina 516 del rapporto si legge come sia “emersa con forza la necessità di mettere in atto iniziative finalizzate a superare lo stigma sociale dovuto a anni di politiche repressive verso i consumatori, incrementare l’integrazione delle competenze tra le figure sanitarie e le autorità, sviluppare la partecipazione di tutti gli attori interessati nel fenomeno per ridurre i rischi connessi all’uso di sostanze, aumentare il flusso di informazioni per sviluppare migliori politiche, attuare percorsi di valutazione dell’efficacia delle azioni, individuare le risorse necessarie per affrontare il tema e, soprattutto, favorire la depenalizzazione.

Tre parole che lasciano poco spazio all’interpretazione e alla fantasia. Un’indicazione chiara e precisata dalle iniziative che il Dipartimento per le politiche antidroga reputa necessarie per affrontare il tema della cannabis. Allo stesso modo, il Dipartimento ha invitato il parlamento a rivedere le norme che prevedono sanzioni penali e amministrative” e “rivedere la legge attuale passando dal modello repressivo a un modello di governo e regolazione sociale del fenomeno”. Specificando infine la necessità di sottrarre all’azione penale alcune condotte illecite, contemplate dall’articolo 73, rivedendo, contestualmente l’impianto sanzionatorio ed escludendo l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza.

Obiettivi che coincidono con la proposta di legge arrivata a fine giugno 2022 alla Camera, che chiede di concedere la coltivazione di un massimo di 4 piante a tutte le persone maggiorenni e ridurre le pene per la distribuzione di lieve entità sempre ai maggiorenni, mantenendo intatte le pene a chi cede cannabis ai minori.

Il contesto internazionale

Dopo il segnale internazionale lanciato dalle Nazioni Unite a fine 2020, che ha riconosciuto il valore terapeutico della cannabis e l’ha rimossa dalla tabella delle droghe pericolose, anche il governo italiano ha finalmente deciso di sostenere un approccio basato sulla riduzione del rischio e non più sulla repressione. Con strategie di riduzione del rischio si identificano politiche pubbliche volte a ridurre gli effetti negativi che ricadono sui consumatori di sostanze stupefacenti, sul piano dell’offerta sanitaria, dell’inclusione sociale e legale. Per per un certo periodo sono state considerate un tabù all’interno delle Nazioni Unite, ma che oggi sono riconosciute e praticate in valida alternativa alle politiche repressive. Il fallimento della cosiddetta “guerra alle droghe”, lanciata nel 1971 dagli Stati Uniti del presidente repubblicano Richard Nixon, è ormai chiaro e sostenuto da numerose prove, così come accettato da varie organizzazioni internazionali e amministrazioni statali.  

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