giovedì, Luglio 25, 2024

Non è dal concerto dei Maneskin che dipende la pandemia

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Si potrebbe continuare a lungo nel confronto di situazioni paradossali e contraddittorie. In molti casi non si tratta certo di eventi di massa ma nel giorno medio o nel corso della settimana sono scenari che finiscono col coinvolgere un enorme numero di persone. Per questo rinviare uno e un solo evento al 9 di luglio, quando da un mese e mezzo è iniziata la stagione dei live e centinaia di artisti si sono esibiti e si esibiscono ogni sera in tutta Italia (anzi, in tutto il mondo tranne che in Cina), sarebbe qualcosa di paragonabile ai celeberrimi banchi a rotelle dell’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. 

Gli eventi dal vivo o si fanno all’antica o non si fanno (anche come sostenibilità economica). Se dopo due anni di zone colorate, autocertificazioni (a proposito, qualcuno ha mai controllato quella montagna di pezzi di carta?), mascherine obbligatorie all’aperto, distanziamento, vaccinazione di massa e green pass abbiamo deciso che si fanno (e che si va allo stadio, e che si va al cinema e al teatro e così via), perché dopo due anni i costi della pandemia ci appaiono in fondo (tragicamente) sostenibili di fronte al recupero di una vita sociale mediamente soddisfacente, si fanno e basta. Non si può e non si deve fare terrorismo su un singolo evento, da un giorno all’altro: Vasco, Rolling Stones e Cremonini sì, i Maneskin no. Un dibattito che mortifica davvero l’intelligenza delle persone e al quale non dovrebbero prestarsi personalità che di lavoro consigliano il ministro della Salute. Se poi qualcuno ha in mente nuovi lockdown, che si faccia avanti e ci spieghi in che modo sostenerli a livello socio-economico.

Se il parametro di riferimento per la nostra convivenza col virus – come ci viene ripetuto ormai da mesi – dev’essere l’impatto sul sistema sanitario, dobbiamo attenerci ai dati che riguardano letalità e ospedalizzazioni. Più avanti, forse, avremo altri elementi che riguardano il long Covid. Non è certo inutile comunicare il bollettino quotidiano ma è delittuoso utilizzare quei numeri per operazioni di estemporaneo allarmismo, buone solo a scalfire ancora di più la credibilità di alcuni esperti e la fiducia delle persone nelle indicazioni del governo, perché stante il contesto generale risulterebbero grottesche anche a un bambino. Davvero un pessimo antipasto in vista della nuova campagna vaccinale autunnale, dove invece avremo bisogno di indicazioni chiare e ampia adesione.

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