martedì, Luglio 23, 2024

Il mostro dei mari ha tutto quel che serve per piacere, tranne un'anima

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È questo il classico tipo di film che qualche decennio fa sarebbe stato realizzato con attori dal vero, sarebbe stato un film Disney per la famiglia, con un tono scanzonato e molta azione, adesso invece è un prodotto d’animazione che tuttavia non ha nessuna capacità d’immaginare, disegnare o creare qualcosa che non esiste con le caratteristiche vincenti dell’animazione. Anzi, copia tutto il copiabile da altri film d’animazione, e per la sua storia non riesce a muoversi un passo più in là della consueta parabola su un personaggio che scopre una verità e cerca di dire a tutti gli altri che si sbagliano. È la sinossi della maggior parte dei film d’animazione non-Disney (e della puntata di I Simpson in cui Lisa scopre la verità su Jebediah Springfield), un classico su cui questo film non riesce ad innestare nessuna variazione che lo renda interessante.

Il mostro dei mari, semmai, è un film molto ben fatto, prodotto e diretto senza inventiva ma con tantissima sapienza. Chris Williams (il regista) del resto viene da un lavoro di anni e anni in Disney, ha co-diretto Big Hero 6 e Oceania, oltre a co-scrivere molti altri film, è un veterano dell’animazione e con i soldi di Sony e Netflix ha messo insieme un gran gruppo e quindi un film in tutto e per tutto piacevole. Ma davvero c’è da chiedersi di cosa parliamo quando parliamo di cinema originale. Quella di Il mostro dei mari è una storia nuova, non viene da un romanzo o un libro per bambini, non è un sequel, non è un remake, tuttavia è così uguale a mille altre storie da non avere davvero niente di effettivamente originale. Di contro alcuni adattamenti, franchise o sequel, quando particolarmente riusciti (si pensi all’ultimo Batman) hanno un sapore di grandissima novità.

Per questo un film come Il mostro dei mari, nonostante (vale la pena ripeterlo una seconda volta) sia estremamente godibile, si lasci guardare e sia realizzato benissimo, è il minimo della creatività. Il trionfo del mestiere. Oltre il primo livello di lettura della sua storia, quello cioè di una bambina che con purezza scopre che le storie che fino a quel momento le hanno raccontato sono false e che i mostri non sono cattivi ma buoni, non c’è niente. Possiamo, se vogliamo, leggerci la rappresentazione di una nuova generazione e del suo attivismo ambientalista contro l’establishment incancrenito su altre posizioni, ma sono elaborazioni nostre che non stanno davvero in un film che non sa fare niente per dare un po’ di stimoli o anche solo mettere sugli schermi televisivi un po’ di sana avventura.

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