martedì, Luglio 23, 2024

Caro Salvini, davvero hai paura di un grembiule giallo?

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Cosa c’è di così sconvolgente in un grembiule giallo? C’è il superamento di un rigido binarismo di genere tra maschio e femmina, fondamento di qualsiasi società patriarcale; quella società in cui la necessità di collocare in una casella fin da piccoli, è funzionale al riconoscimento di valori che si traducono, da adulti, in stereotipi e disparità. Disparità lavorative, salariali, disparità sociali.

Certo, nessuno è qui convinto che il colore di un indumento misto-sintetico destinato a scontrarsi con cibo, colori e fango, abbia il potere di sovvertire l’ordine sociale, ma Salvini e i suoi sanno perfettamente che il problema non è un colore, quanto la portata innovatrice che scelte di questo genere possono avere nell’immediato e nel medio termine.

Far indossare un colore neutro, significa dire a tuttə lə bambinə che non solo le differenze di ceto non sono un limite alla loro identificazione e crescita all’interno di una comunità come quella scolastica – è per questo che le uniformi vennero adottare in epoca fascista e in molti gradi scolastici resistono oggi -, ma non lo sarà neppure il loro sesso biologico. Non lo sarà il loro riconoscersi immediatamente in uomo o donna, non tanto perché quelle due dimensioni dell’essere non esistono, ma perché è ormai condiviso e risaputo che non sono le uniche due possibilità disponibili nell’esperienza di vita.

La neutralità, o meglio la varietà – di colori, di racconti, di modelli di immedesimazione – non è un indefinito magma in cui “vale tutto”, ma l’opportunità di realizzarsi come individui, fin dalla tenera infanzia, senza percorsi prestabiliti. L’adesione a un unico colore, che sia giallo, verde o arcobaleno, è, paradossalmente, l’apertura a qualsiasi colore, a qualsiasi sfumatura di genere e orientamento possibile che esiste in natura.

Il giallo – e s’intende qui l’idea del giallo come simbolo – inficia il valore del rosa e dell’azzurro e della portata culturale che quei due colori, arbitrariamente legati alla dimensione femminile e maschile, hanno avuto per troppo tempo. È simbolo di una libertà in grado di garantire a tuttə di definirsi e non lasciarsi definire, a prescindere dall’età. Un principio fortemente dissonante con qualsiasi tentativo di controllo da parte di un ordine costituito e di un canone che finora ha rappresentato la sopravvivenza di un privilegio per molti. 

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