giovedì, Luglio 25, 2024

La corsa per rendere i chip sempre più micro

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In seguito al divieto di esportazioni verso Huawei e altre entità cinesi imposto dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump per tutte le aziende che usano componenti americane, il posto di Tsmc è stato preso da un’altra azienda taiwanese, MediaTek, che nel 2021 ha conquistato una posizione dominante nella catena di approvvigionamento dei marchi cinesi di smartphone con il 54,1% delle spedizioni totali. Negli ultimi mesi, Tsmc ha fornito alla cinese Oppo le tecnologie per lo sviluppo di chip a 3 nanometri. Anche la SiEngine Technology, azienda di Wuhan specializzata nel design di chip dedicati all’automotive, utilizzerà prodotti targati Tsmc.

Non solo semiconduttori. Taipei è leader in tanti altri settori tecnologici e ora punta su spazio, veicoli elettrici e wave materials. Spazi di cooperazione con l’Europa

La rincorsa della Cina al primato taiwanese

Ma le tecnologie più avanzate restano “in casa”. Negli prossimi anni Tsmc mira ad arrivare alla produzione di chip da 1 nanometro. Tanto per avere un parametro, i competitor cinesi hanno abbattuto solo di recente il muro dei 10 nanometri. E la stessa Tsmc non porta al di fuori del territorio le sue tecnologie più avanzate. A Nanchino fabbrica chip a 28 e 16 nanometri, negli Usa ne fabbricherà a 5 nanometri. Anche per questo, la Cina ha avviato un’aggressiva “campagna acquisti” che ha portato all’assunzione di circa tremila ingegneri taiwanesi dal 2017 a oggi. “Furti” dai quali il governo taiwanese sta provando a cautelarsi, senza però recidere del tutto quel cordone tech che ha portato al record storico di esportazioni verso la Repubblica Popolare nel 2021.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, provano a escludere Pechino dalla catena di approvvigionamento. Gli Stati Uniti stanno pressando i Paesi Bassi per vietare all’olandese Asml Holding l’esportazione in Cina di macchinari fondamentali per la produzione di semiconduttori. Dal 2019 il governo olandese, in accordo con gli Stati Uniti, non concede ad Asml la licenza per vendere ai produttori di chip cinesi le sue apparecchiature più avanzate che utilizzano “ultravioletti estremi” (Euv), sistemi di litografia dal costo di 160 milioni di euro per unità. Ad Asml è tuttavia permesso, ad oggi, di portare sul mercato cinese i macchinari “a raggi ultravioletti profondi” (Duv), con i quali sono prodotti la maggior parte dei chip mondiali. 

La restrizione proposta da Washington amplierebbe il divieto di esportazione, nel tentativo di ostacolare i piani di Pechino di diventare leader mondiale nella produzione di chip o comunque di saper produrre autonomamente buona parte del suo fabbisogno. Nel suo piano quinquennale 2021-2025, la Cina ha stanziato 1,4 trilioni sulle industrie strategiche, compresa quella dei semiconduttori. Gli impianti di fabbricazione di chip in territorio cinese (tra quelli già operativi e quelli in costruzione) erano 91 a fine 2021: un anno prima erano 66. Ed erano già raddoppiati tra il 2017 e il 2019. Il raggiungimento di una produzione ai più elevati standard di qualità potrebbe essere lontana 5 o 6 anni. Anche per questo, Tsmc continua ad accelerare. E a rendere sempre più micro i suoi chip.

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