venerdì, Marzo 1, 2024

Lo sciopero dei taxi contro Uber non si ferma

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Prosegue lo sciopero dei taxi. Dopo lo stop generale del 5 e 6 luglio per protestare contro l’articolo 10 del disegno di legge Concorrenza in discussione in parlamento, martedì 12 e mercoledì 13 luglio c’è stato un nuovo blocco delle auto bianche, che ha riguardato Milano, Torino, Napoli e soprattutto Roma, dove i tassisti hanno occupato via del Corso servendosi anche di petardi e fumogeni. Non essendo stato indetto attraverso i canali ufficiali, non è chiaro fino a quando si protrarrà, ma dato che dal punto di vista dei tassisti l’oggetto della protesta è ancora lontano ancora risolto, è lecito attendersi ulteriori disagi quantomeno nel corso della giornata di giovedì 14.

All’origine della protesta, come detto, c’è l’articolo 10 del ddl Concorrenza, la legge per il mercato e la concorrenza che il governo deve approvare ogni anno per verificare continuamente che la competizione sia garantita e l’efficienza del funzionamento dei mercati massimizzata. L’articolo 10, che riguarda “l’adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti”, liberalizzerebbe il settore. I tassisti ritengono che una proposta di questo tipo regalerebbe la gestione del settore a intermediari e declasserebbe la funzione di tassista a quella di rider della mobilità. In particolare, nel mirino c’è Uber, che a fine maggio ha siglato un accordo con IT Taxi, il più grande operatore di prenotazione del paese, ed è così rientrato nel mercato italiano dopo anni di opposizione feroce da parte dei tassisti. Se il disegno di legge passasse nella sua versione attuale, le auto bianche sarebbero costrette ad adeguarsi al sistema di prenotazione tramite applicazione di Uber.

Ad aver aizzato la protesta del 13 luglio nello specifico sarebbero stati i cosiddetti Uber Files, ovvero l’inchiesta del Guardian in collaborazione con 42 testate internazionali secondo la quale, tra il 2014 e il 2017, Uber avrebbe messo in atto pratiche illegali per rafforzare la propria posizione in Europa e indebolire il settore dei taxi. 

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