martedì, Luglio 23, 2024

Progettare le università in modo sostenibile

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Almeno otto miliardi di patrimonio devono essere trasformati, modificati, venduti o ricreati in maniera più razionale, e almeno trenta miliardi efficientati dal punto di vista energetico – aggiunge Alberto Scuttari, presidente di Codau – Gli investimenti richiesti devono venire innanzitutto dal settore pubblico. Il ministero ha dichiarato che ci sono almeno 1,5 miliardi di euro di bandi già attivi che saranno assegnati nei prossimi mesi: e poiché finanziano il 50% della spesa, innescheranno investimenti per un totale di tre miliardi”.

Chi metterà l’altro miliardo e mezzo? “Gli atenei o gli istituti di credito”, afferma Scuttari. Perché, è la chiosa, “la buona didattica e la buona ricerca dipendono dalle infrastrutture edili e digitali, e questo è emerso, ancora una volta, con chiarezza nel corso del convegno. Insomma, sono un fattore abilitante perché si possano vincere le sfide dell’innovazione”. Scuttari, peraltro, lamenta la cronica mancanza di personale amministrativo e manager nel settore universitario. Secondo i dati che cita, ci sarebbe un dirigente ogni centocinquanta impiegati. “Così i professori si trovano a svolgere il lavoro burocratico: non solo le verbalizzazioni dei voti, ma anche la parte di scrittura dei progetti che servono per accedere ai bandi e che  richiedono un’esperienza diversa da quella propria di un docente”.

Che cosa si può fare

Ma cosa si può fare per rendere più verdi le università italiane? Nel convegno di Codau, le proposte emerse sono parecchie e non scontate. Le ha sintetizzate il rapporto presentato da Patrizia Lombardi, della rete Rus del Politecnico di Torino. “Istituire green office dedicati – si legge nel documento -, mettere a punto un piano di decarbonizzazione del proprio campus, realizzare strutture e infrastrutture per l’efficientamento energetico, realizzare programmi e progetti di mobilità e pendolarismo più sostenibile, promuovere e realizzare progetti di monitoraggio ambientale, mettere in atto politiche di gestione delle mense universitarie, dei bar e delle vending machine attente all’impatto sulla salute”.

C’è anche spazio per la creatività: nel laboratorio di anestesia e rianimazione dell’Università di Milano-Bicocca presso l’ospedale San Gerardo di Monza, Giacomo Bellani, professore di anestesiologia, e Andrea Coppadoro, medico della struttura ospedaliera, hanno realizzato nel 2020 un “kit di ricircolo” per ottimizzare il consumo di gas medicale. Si rimette in circolo la parte di ossigeno erogata dal sistema di ventilazione che non viene consumata dal paziente in insufficienza respiratoria. 

Si tratta di un circuito sostanzialmente chiuso – affermava Bellani presentando il progetto-, in cui la frazione di gas che fuoriesce dalla camera di ventilazione viene recuperata nella sua porzione utile per essere reintrodotta nella camera di ventilazione stessa, minimizzando gli sprechi. L’utilità di questo sistema si ha nei trasferimenti di un paziente da un ospedale all’altro o nel caso in cui le scorte di ossigeno siano a rischio di esaurimento a fronte di un improvviso incremento di casi d’insufficienza respiratoria“. 

Nei dispositivi in uso – spiegava ancora Bellani – i gas medicali come l’ossigeno vengono somministrati attraverso una maschera o un casco a flussi di 50-90 litri al minuto, quantità superiore a quella consumata dal paziente, ma necessaria a mantenere la pressione costante e ‘lavare’ l’anidride carbonica prodotta. È comunque uno spreco: la maggior parte dell’ossigeno non viene consumata, ma scaricata nell’ambiente“.  C’è, inoltre, un’esternalità positiva: la dispersione aumenta il rischio per la salute degli operatori sanitari in caso di situazioni di emergenza sanitaria o nel trattamento di patologie altamente contagiose. Come Covid-19.

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