sabato, Luglio 13, 2024

Il tribunale di Milano ha ordinato a Cloudflare di bloccare siti che violano il diritto d'autore

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Cloudflare, società statunitense di content delivery network e fornitore di servizi di hosting, dovrà bloccare l’accesso degli utenti italiani a tre siti accusati di violare i diritti d’autore. L’ordine è stato dato dal tribunale di Milano, a seguito di un ricorso presentato da Sony music Italia, Universal music Italia e Warner music Italia. Per la prima volta in Italia un giudice colpisce il fornitore di servizi Dns e non direttamente i siti responsabili della diffusione gratuita dei contenuti protetti da copyright.

Che servizi fornisce Cloudflare

La società di San Francisco, in California, è uno dei più conosciuti fornitori di Domain name system (Dns), cioè quel sistema che traduce gli indirizzi web dei siti, che tutti conosciamo, in indirizzi Ip numerici, utilizzati per identificare le pagine web. Per semplificare si possono immaginare il sistema Dns come una sorta di elenco telefonico che permette di trovare un sito partendo dal suo nome, invece che dal suo indirizzo Ip, molto più lungo e difficile da ricordare, e traduce il primo nel secondo.

I Dns di Cloudflare sono noti per la loro velocità, un elevata protezione della privacy e la loro capacità di visualizzare i siti oscurati da alcuni provider, come appunto quelli bloccati in Italia dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), in caso di presunte violazioni di copyright. 

I problemi con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Per questi servizi, Cloudflare è già stata protagonista di un’azione giudiziaria per violazione del diritto d’autore. A febbraio 2022 infatti, sempre il tribunale di Milano aveva intimato all’azienda di interrompere i servizi resi ad alcuni gestori di servizi Iptv illegali, che trasmettevano eventi sportivi in streaming senza autorizzazione.

In quel caso però, il tribunale delle imprese di Roma aveva rigettato tutte le domande delle società ricorrenti contro Cloudflare, perché, secondo i giudici, la società non aveva alcun obbligo di sorveglianza sui contenuti, in qualità di intermediario internet e fornitore di Dns. Invece l’ordinanza di lunedì 18 luglio 2022 riguarda proprio l’uso del Dns pubblico fornito da Cloudflare, attraverso il quale i siti incriminati sono in grado di aggirare i blocchi imposti dall’Agcom.

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