martedì, Settembre 27, 2022

Perché Inps, Inail e Istat stanno fondando una software house

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Inps, Inail e Istat uniscono le loro forze per costituire un nuovo polo italiano del software, la prima azienda pubblica del settore nonché una società che punta al miliardo di fatturato fin dall’anno del debutto. Il nome è semplice: 3-I, per sottolineare il ruolo centrale dei fondatori. L’Inps sarà il maggior azionista con il 49%, seguito dall’Inail al 30% e da Istat al 21%, ma nella governance è prevista anche la partecipazione della presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero del Lavoro che avranno due posti in cda. 3-I si occuperà della gestione delle soluzioni software e dei servizi informatici dei tre enti, oltre che di Palazzo Chigi, dell’Agenzia per la cybersicurezza e del ministero del Lavoro. A coordinare i lavori sarà invece un direttore generale che non è stato ancora individuato.

“Mettiamo a fattor comune le nostre esperienze, per poter generare economie di scala sui tanti servizi che offriamo ai cittadini”, ha spiegato in un colloquio con Wired Vincenzo Caridi, direttore generale dell’Inps. “L’idea di federarsi c’era da tempo, e il Pnrr ha accelerato tutto. Il governo ha visto in questa società l’opportunità di dare una risposta più incisiva rispetto a un mercato tecnologico e informatico in grande fermento. Per noi dell’Inps è una opportunità, ora lavoriamo come se fossimo una startup”.

Partenza nel 2023

Entro fine agosto dovrebbe essere emanato il Dpcm che dà il via libera al progetto; intanto i tre enti hanno lavorato allo statuto della società e stanno tutt’ora definendo quali e quanti beni (immobili, server e reti) dovranno essere conferiti alla neonata spa. In organico a regime ci saranno dai 1500 ai 2000 professionisti, per lo più ingegneri e sviluppatori di software, che all’inizio arriveranno in 3-I direttamente dagli enti fondatori e successivamente saranno selezionati con call pubbliche per individuare sul mercato i migliori talenti.

Vincenzo Caridi, direttore generale dell’Inps (foto: Inps)

“Oggi – sottolinea Caridi – l’80% della gestione dei sistemi informatici e dello sviluppo software viene appaltata all’esterno, per una spesa di circa un miliardo di euro. Noi vorremmo che dal primo gennaio 2023 si iniziasse a lavorare per gestire insieme i sistemi informativi e lo sviluppo informatico delle nuove prestazioni, per creare economie di scala: a che serve avere tre sistemi di pagamento? Probabilmente possono essere razionalizzati…”, nota il manager. Ogni attività, spiega il direttore generale dell’Inps, “sarà disciplinata da specifici contratti di servizio, perché 3-I curerà i sistemi informatici e svilupperà i software, ma la strategia, la titolarità e la gestione dei dati resterà nelle mani dei tre enti. Noi di Inps manterremo le competenze strategiche sui servizi digitali, ma potremo gestire la tecnologia in maniera più snella”. 

Esempio: a gennaio 2022 l’Inps ha appaltato all’esterno lo sviluppo della piattaforma per l’erogazione a 7 milioni di famiglie dell’assegno unico; in futuro lo stesso lavoro di programmazione potrebbe essere svolto dalla software house partecipata. “Con 3-I – sintetizza Caridi – riusciremo a riportare al nostro interno tecnologia e competenze. Sarà la nostra società in house che ci permetterà di internalizzare buona parte dell’informatica di cui abbiamo bisogno: andiamo verso una modernizzazione del paese che passa attraverso una PA efficiente”.

3-I al centro del Piano strategico Ict dell’Inps

3-I è uno degli elementi al centro del nuovo piano strategico Ict 2022-2024 di Inps. L’avvio della software house, si legge, “rappresenta un’opportunità per l’informatica dell’Istituto, facilitando l’utilizzo di tecnologie innovative per la costruzione di servizi digitali di alta qualità, valorizzando le sinergie tra pubbliche amministrazioni, valorizzando al meglio l’utilizzo di dati e servizi trasversali”.

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