sabato, Luglio 13, 2024

Il Pataffio ama L'armata Brancaleone, ma è un film diverso

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Una familiarità non casuale come ricorda lo stesso regista, perché quando Malerba scrisse il suo libro, pubblicato per la prima volta nel 1978, aveva in mente proprio L’armata Brancaleone, per il quale Monicelli, a sua volta, si era ispirato a un precedente film dello stesso Malerba, Donne e soldati, del 1955, in cui si raccontava l’assedio a un castello con scambio finale cibo contro donne.

Una commedia medievale che parla al nostro oggi

Valerio Mastandrea, invece, mette in risalto l’attualità del film: “Il pataffio è una favola politica che tratta di temi importanti nella società di oggi”, spiega. “Il cinema italiano ha bisogno di film come questo e non lo dico perché sono uno dei protagonisti, ma perché Il pataffio dimostra che c’è ancora voglia di raccontare le realtà in modo originale, non consolatorio. È un film da vedere tanto più dal momento che esce nel mezzo di una campagna elettorale così anomala”. E continua: “Nella nostra società c’è tanta voglia di medioevo, lo dimostrano battaglie come quella contro l’aborto. Il mio personaggio crede ancora che un modo diverso sia possibile, se non a livello globale, almeno all’interno di una piccola comunità”.

Sulle presunte somiglianze con Brancaleone, poi, Mastandrea si smarca, ammettendo solo che “in comune c’è lo stesso mix di comicità, tragedia e grottesco”. Ma ricorda anche come “una volta al festival di Venezia, proprio Monicelli mi disse che sarei dovuto nascere qualche decennio prima, in tempo per lavorare nel cinema degli Anni Sessanta”.

La musica de II Pataffio e i suoi colpi da maestro

Stefano Bollani, dicevamo all’inizio, ha scritto la bella colonna sonora del film che, seguendo il viaggio della storia e dei personaggi, inizia lieve, giocosa, utilizzando una strumentazione all’apparenza tipica della musica antica (clavicembalo, percussioni, liuto, flauti, ma ci sono anche un organo e un violoncello), per poi diventare, grazie al pianoforte, sempre più intima, introspettiva.

Tra le due canzoni con testi tratti dallo stesso libro di Malerba, resta nelle orecchie soprattutto Culi culagni, canto che incita alla battaglia sulle parole: “Pista calcagni traversa filagni, culi culagni. Panza ligera, vamo a la guera, culi culera!”. 

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