venerdì, Ottobre 7, 2022

Sandman e il ritorno dell'emo

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Quando incontriamo per la prima volta Morfeo nella serie Sandman, il re dei sogni (interpretato da un Tom Sturridge), perennemente imbronciato, viene catturato in un rituale occulto da un aristocratico e imprigionato in una bolla di vetro. Seduto a gambe incrociate e nudo (potevano almeno dargli dei vestiti?), non apre bocca con i suoi rapitori per quasi due secoli. Si tratta forse di una delle più riuscite denunce di meschinità portate sul piccolo schermo.

Raramente i protagonisti sono più cupi di quello al centro dell’adattamento Netflix del famosissimo fumetto di Neil Gaiman. Con i suoi capelli scuri e scompigliati, Morfeo (alias Sogno) nasconde il suo atteggiamento freddo in un guardaroba completamente nero. Il messaggio principale di Sandman è quello della speranza, come dimostra la battaglia di Morfeo con Lucifer (Gwendoline Christie), ma la serie si attiene prevalentemente a un’estetica cupa segnando il ritorno del protagonista emo, l’antieroe che si sente a casa sulle bacheche Pinterest dei fan accaniti dei My Chemical Romance.

Era dai tempi di Edward Cullen che pedinava Bella al suono dei Paramore in Twilight che un protagonista non era così emo. A parte l’altra interpretazione di Robert Pattinson nei panni di un miliardario con un’avversione per la luce del sole: Bruce Wayne. Come osservano i mondani di Gotham nel film di quest’anno, l’uomo sotto il cappuccio di Batman è un recluso che quando fa il vigilante di notte si nasconde nell’ombra. Rispetto alle precedenti interpretazioni dell’uomo pipistrello è anche parecchio “trascurato”, con i capelli che sembrano avere abbastanza grasso da gestire un McDonald’s. Il Bruce Wayne di The Batman è spinto dalla ricerca della giustizia, sì, ma la sua è una ricerca moralmente non proprio immacolata. Questa torbidezza è aggravata dalla vanità perversa di un miliardario che gioca con i suoi giocattoli quando potrebbe fare di più, fare la differenza apertamente. La sua adesione a una sensibilità cupa e tenebrosa si estende fino all’ombretto color carbone.

Il protagonista emo di Sandman e l’ultimo Batman abbassano le loro voci roche di un paio di ottave e… si lamentano all’infinito. Questi protagonisti imbronciati non osano condividere i loro sentimenti con nessuno, scegliendo invece di soffrire in solitudine. (Sandman inizia con una fuga di sudditi quando, catturato a loro insaputa, non torna nel regno dei sogni e gli stessi, essendosi sentiti abbandonati durante la sua assenza, sono parecchio recalcitranti a rientrare, quando non si rivoltano quando, rimasti, vedono che l’esperienza non lo ha “maturato”, ma questo conflitto se lo sarebbe evitato se si fosse preoccupato di dire perché e come è sparito per quasi due secoli). Questi due antieroi riescono a raccogliere le energie per salvare il mondo, ma sembrano davvero infelici nel farlo. Non sono molto aspirazionali, ma c’è qualcosa di irresistibile nella loro vulnerabilità, nella loro onestà su quanto siano davvero infelici. Amiamo gli uomini oppressi dal (talvolta troppo) pathos. Kendall Roy è il ragazzo triste preferito di Internet, Eddie Munson di Stranger Things 4 è un metallaro nerd che gioca a Dungeons & Dragons, il Ken di Ryan Gosling sta “attraversando un periodo difficile”. Gli spettatori che guardano Morfeo mentre si autocommisera lo acclamano perché è “proprio come me”.

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